COS'È: la 2x01 di una delle serie tv più OMG di sempre che preannuncia una stagione LETTERALMENTE pazzesca.
AHS lo scorso anno ha destato clamore per diversi motivi: in primis, un sito e una campagna teaser degna di un film con un budget stellare, un cast da restare a bocca aperta e la scelta di passare così vicino al trash e ai b-movie senza però caderci con tutte le scarpe.
La storia di una casa teatro di morti violente e infestata di tutti i precedenti proprietari non si prestava ad un prolungamento oltre la prima stagione.
Che fare quindi? Come dare respiro ad un prodotto che si era rivelato vincente non solo agli occhi del pubblico ma anche della critica?
Ryan Murphy (Popular, Nip/Tuck, Glee) e Brad Falchuk (Glee) hanno trovato un modo molto brillante - e non posso escludere che l'idea fosse sempre stata questa, visto il nome della serie - ovvero cambiare completamente ambientazione sia spaziale che temporale, mantenendo come punti fissi una parte del cast e il concetto di storia horror.
Il risultato è la prima puntata di American Horror Story: Asylum, ambientata nel 1964 (e con incursioni ai giorni nostri) all'interno del Briarcliff Manor, un antica prigione per criminali violenti che è stata poi "riadattata" a centro d'igiene mentale di stampo religioso.
La prima puntata mutua le brillanti idee della precedente stagione (una sigla perfetta dal punto di vista video e audio, alcuni misteri in cui ci troviamo immersi senza spiegazione, Jessica Lange...), ma si dimostra da subito molto più matura: il tema centrare è la brutalità che colpisce i più deboli quando i grandi (in questo caso scienza e religione) si scontrano.
Una frase, in particolare, dà la chiave di lettura di tutto: davanti alla dichiarazione di innocenza di Kit Walker (Tato! Ben tornato!) accusato di essere lo spietato killer Bloody Face, Sorella Jude risponde: "All monsters are human".
E non ci è difficile crederlo, tra torture, razzismo, omofobia, sedie elettriche e pseudoscienza (e vorrei tanto poter dire che tutto questo è un lontano ricordo di com'era la vita nel 1964...).
La puntata non molla neanche per un secondo ed eccede solo in un punto: per evitare gli spoiler diciamo che, come dice Jessica Lange, fa molta più paura ciò che è o era umano, rispetto a creature di dubbia provenienza.
I personaggi sono tutti drammaticamente credibili e da spettatori ci troviamo immediatamente divisi tra l'inorridire davanti alla volontà religiosa dell'espiazione attraverso il dolore e la privazione e i raccapriccianti metodi di una scienza ancora troppo vicina alla credenza e alla fede.
Attendiamo, quindi, la prossima puntata in cui sprofonderemo ancora un po' negli abissi che solo l'essere umano privo di dubbi può creare. "L'inferno in Terra" non è solo un modo di dire e non è necessario scomodare entità al di fuori del nostro pianeta per conoscere un orrore indicibile.
CONTINUA A GUARDALO SE:
vuoi farti spaventare a morte (e no, non dalle mutilazioni, ma dalla meravigliosamente inquietante Sorella Jude/Jessica Lange)
ami gli horror e i thriller
vuoi imparare come si crea e si gestisce alla perfezione una serie tv
EVITA SE:
non mi viene in mente alcuna buona ragione. Forse se sei facilmente impressionabile, via.
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su Facebook
AHS lo scorso anno ha destato clamore per diversi motivi: in primis, un sito e una campagna teaser degna di un film con un budget stellare, un cast da restare a bocca aperta e la scelta di passare così vicino al trash e ai b-movie senza però caderci con tutte le scarpe.
La storia di una casa teatro di morti violente e infestata di tutti i precedenti proprietari non si prestava ad un prolungamento oltre la prima stagione.
Che fare quindi? Come dare respiro ad un prodotto che si era rivelato vincente non solo agli occhi del pubblico ma anche della critica?
Ryan Murphy (Popular, Nip/Tuck, Glee) e Brad Falchuk (Glee) hanno trovato un modo molto brillante - e non posso escludere che l'idea fosse sempre stata questa, visto il nome della serie - ovvero cambiare completamente ambientazione sia spaziale che temporale, mantenendo come punti fissi una parte del cast e il concetto di storia horror.
Il risultato è la prima puntata di American Horror Story: Asylum, ambientata nel 1964 (e con incursioni ai giorni nostri) all'interno del Briarcliff Manor, un antica prigione per criminali violenti che è stata poi "riadattata" a centro d'igiene mentale di stampo religioso.
La prima puntata mutua le brillanti idee della precedente stagione (una sigla perfetta dal punto di vista video e audio, alcuni misteri in cui ci troviamo immersi senza spiegazione, Jessica Lange...), ma si dimostra da subito molto più matura: il tema centrare è la brutalità che colpisce i più deboli quando i grandi (in questo caso scienza e religione) si scontrano.
Una frase, in particolare, dà la chiave di lettura di tutto: davanti alla dichiarazione di innocenza di Kit Walker (Tato! Ben tornato!) accusato di essere lo spietato killer Bloody Face, Sorella Jude risponde: "All monsters are human".
E non ci è difficile crederlo, tra torture, razzismo, omofobia, sedie elettriche e pseudoscienza (e vorrei tanto poter dire che tutto questo è un lontano ricordo di com'era la vita nel 1964...).
La puntata non molla neanche per un secondo ed eccede solo in un punto: per evitare gli spoiler diciamo che, come dice Jessica Lange, fa molta più paura ciò che è o era umano, rispetto a creature di dubbia provenienza.
I personaggi sono tutti drammaticamente credibili e da spettatori ci troviamo immediatamente divisi tra l'inorridire davanti alla volontà religiosa dell'espiazione attraverso il dolore e la privazione e i raccapriccianti metodi di una scienza ancora troppo vicina alla credenza e alla fede.
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vuoi farti spaventare a morte (e no, non dalle mutilazioni, ma dalla meravigliosamente inquietante Sorella Jude/Jessica Lange)
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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