Le Streghe di Salem (Rob Zombie, 2012)

COS'È: il primo film horror ecofriendly, montato usando tutti gli scarti dei j-horror mai creati.
I peggiori scarti.
(se vi chiedete perché lo recensisco ora è perché ultimamente stavo dando solo voti belli e non mi sentivo più me stessa).

Fare un bel film horror è molto più difficile che fare un bel film di qualunque altro genere: il passo tra 'horror' e ridicolo è brevissimo e ci vuole davvero poco per farlo.
Basta un minimo di ambizione.
E nonostante la discreta esperienza (La Casa Del Diavolo era oggettivamente un ottimo film), Rob questa volta se ne esce con una sceneggiatura abbozzata, scontata ed estremamente noiosa, toccando nuove punte di imbarazzo agli occhi di chi è un minimo avvezzo al genere.
Lord of Salem è un film che vorrebbe essere rigoroso, austero e giocato tutto sulla tensione, ma poi finisce ci sono i mostri nascosti negli angoli a fare "buh" allo spettatore.
Robe da facepalm totale.

Fast & Furious 6 (Justin Lin, 2013)

COS'È: il sequel delle Winx.
SCHERZO!
Dai, lo sappiamo tutti cos'è.
Un docufilm sul parkour fatto con le auto zarre.

Capiamoci: ci sono film che si guardano per l'intreccio, altri per la regia, altri per la fotografia, altri per il genere.
E poi ci sono film che si guardano perché come fanno esplodere le cose gli Yankee, nessuno mai.
Non sto dicendo che vi debbano piacere tutte queste tipologie di lungometraggio, sia chiaro: dico solo che ogni prodotto va giudicato con il relativo metro di misura.
Quindi bando agli snobbismi: Fast & Furious (la saga) è la Cappella Sistina delle pellicole con le cose che esplodono ad una frequenza improbabile; con Fast Five che era il fiore all'occhiello e Fast & Furious 6... meno.
Bello, tamarro, bullo, bad taste, ma meno.

Worst & Best: 28 maggio

Only God Forgives è il film che stavamo aspettando da Drive.
Vi ricordate Drive?
A me ha fatto esplodere il cervello.
Sarebbero bastati i 10 minuti iniziali e la scena dell'ascensore, e invece Refn (che ha fatto anche altro, eh, porello: recuperatevi Bronson) ha tirato fuori un filmone della madonna con una colonna sonora da paura e una manciata di attori in grado di riempire lo schermo pronunciando più o meno quattro battute a testa.
Devo dire che, nella mia mente, l'ambientazione più consona a Refn era quella di Drive, ma ho grandissime speranze anche qui e dopo Cannes ne sto leggendo solo bene.
E comunque Gosling-Refn sono la nuova divinità da adorare incondizionatamente, quindi di che cazzo parliamo.
Ah, nel caso ve lo steste chiedendo: sì, la locandina italiana fa schifo.
Oh, o facciamo un bel poster o traduciamo bene il titolo.
Entrambi no.

Tron Uprising (pilot, Disney XD)

COS'È: una roba che se non l'avessi vista non ci crederei.
Un capolavoro andato in onda su un canale PER BAMBINI.
Non me ne capacito, cazzo.

(non mi credevate quando dicevo che guardavo TUTTO, eh?)

Io so che là fuori è pieno di gente che odia - a ragione - la Disney, ma dai: lo fate perché siete un branco di hipster e in quanto hipster non capite un cazzo.
Sillogismo secco, mi spiace.
Tron Uprising è una serie tv animata che fa della coerenza e della qualità le proprie armi segrete.
Un gioiellino che si piazza tra il film originale dell'82 e Tron: Legacy.
Un capolavoro diretto da Lisberger.
Sì, quel-Lisberger-lì.
E Beck-Tron è doppiato da Bruce Boxleitner.
Sì, quel-Boxleitner-lì, il Tron originale.
Presente, quindi, Tron: Legacy? Ecco: DIMENTICATEVELO.
ADESSO.

Akira (Katsuhiro Otomo, 1988 / 2013)

Per il 25° anniversario di Akira, Nexo Digital riporta al cinema il cult di animazione giapponese di Katsuhiro Otomo, mercoledì 29 maggio 2013, per un solo giorno, in formato digitale 2k rimasterizzato.


COS'È: 124 minuti di anime, oltre cinque anni di lavoro, più di un migliaio di disegnatori sotto la direzione di Katsuhiro Otomo, creatore del cult-manga "Akira", ritornano in sala rimasterizzati.
No, ma per portare al cinema voi cos'altro bisogna fare?
E' AKIRA, per dio!
Non dovrei manco essere qua a scrivere 'sto post!

Non ho intenzione di spiegarvi la trama di uno dei manga (e degli anime) più famosi al mondo, un po' perché basta googlare, un po' perché se non sapete cosa succede (ma che, davero?) vi conviene gustarvelo direttamente sul grande schermo.

Akira è uno dei manga più significativi che tratta temi 'classici' ma molto diversi tra loro: c'è l'aspetto cyberpunk e la fusione con la macchina; c'è l'aspetto politico, le tensioni sociali e le macchinazioni governative; c'è l'orrore nucleare (era chiaro che siamo in Giappone, no?) che apre il film; c'è la filosofia con le sue domande sulla vita ed il significato.
Insomma: il pacchetto completo.

no image

Viviamo quel magico momento in cui per le strade pare essere novembre (so che negli ultimi 20 minuti c'è stato il sole, ma è solo perché quella stronza di farfalla dall'altra parte del mondo al momento si sta facendo i cazzi propri e non sbatte le alette, ma abbiate fede...) ma al cinema è tipo agosto.
Nel senso che non esce UN CAZZO.

Perché come può essere che quasi alla fine di maggio escano solo cinque film, di cui quattro italiani e un'animazione Blue Sky Studios?
Cos'è? Vi stavo sulle palle perché ultimamente facevo un pacco di visite sul blog e sperate, così, di annientarmi?
TZE', ILLUSI.

Spiega: il remake

[BENVENUTI AL DODICESIMO POST-SPIEGONE DI QUESTO BLOG]

Se le trasposizioni cinematografiche di romanzi destano comunque interesse, a prescindere, molta meno fortuna hanno i remake, per lo più percepiti con un sacrilego tentativo di accaparrarsi un po' di fama, nel bene o nel male.
Dei reboot, poverini, non parlo neanche: riesco solo ad immaginarmeli lì, in un angolino, rannicchiati in posizione fetale che piagnucolano incompresi.

Il remake (lo dico per quelli che hanno scoperto ora che esiste il cinema) è il rifacimento di un'opera pre-esistente.
Differisce dall'adattamento perché, tecnicamente, il remake mantiene lo stesso canale, mentre l'adattamento è 'crossmedia' (La Fabbrica Di Cioccolato è un remake, Il Grande Gatsby è un adattamento romanzo -> cinema).
Il Grande Gatsby (Baz Luhrmann, 2013)

COS'È: il film d'apertura di Cannes 2013.
Perché se devi fallire, tanto vale farlo in mondovisione con red carpet (per inciso, sto seriamente pensando di fare un post sul red carpet di Cannes perché è uno scandalo).

Sono contenta di aver fatto ieri il post sulla fedeltà letteraria, forse me lo sentivo che 'sto film sarebbe stato un mezzo buco nell'acqua.
La cosa curiosa è vedere COME l'ennesima ripresa del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald - siamo alla QUARTA trasposizione cinematografica - sia davvero sbagliata.
Non evitabile (come invece capita con molti altri film, quindi vedetevelo!): solo sbagliata.
Fuori fuoco.

A livello di fedeltà, il film di Luhrmann riprende pedissequamente svariate frasi del libro, specie le più enfatiche e portanti, mentre costumi, scenografie e props sembrano direttamente usciti dagli anni '20.
Da questo punto di vista, quindi, tutto ok?
Gli amanti del romanzo, almeno stavolta, non ci scartavetreranno le palle, giusto?
E INVECE.

Spiega: la fedeltà letteraria

[BENVENUTI ALL'UNDICESIMO POST-SPIEGONE DI QUESTO BLOG CHE HA UN TITOLO UN PO' COSì PERCHÈ PROPRIO NON SAPEVO COME CHIAMARLO]


'Il libro è diverso'.

Più o meno è una frase che abbiamo detto tutti - io per prima - spesso, però con accezioni molto lontane tra loro.
Perché sì, può essere che il libro fosse meglio del film, ma non sempre e non a prescindere.
E il più delle volte è comunque una frase del cazzo.
Vediamo come mai.

Fondamentalmente questo ragionamento include già un giudizio di valore, ovvero l'implicita difesa ad oltranza del testo scritto dalla corruzione minacciata dal cinema, in quanto arte di massa ed 'impura'.
Ma questa posizione risulta fallace nel momento stesso in cui la applichiamo solo a testi a forte statuto letterario e non alle centinaia di romanzi e racconti quasi anonimi che hanno sempre fornito al cinema soggetti ma che nella pratica funzionano come sceneggiature estremamente dettagliate. 
Worst & Best: 16 maggio

Il Grande Gatzby è il film che il mio cervello brama dallo scorso Lucca Comics&Games, dove lo stand al quale la sottoscritta lavorava era esattamente davanti al megaschermo che PER QUATTRO GIORNI ha mandato in loop una serie di trailer che però dovevano essere stati montati in maniera un po' strana perché il rapporto tra questo teaser e gli altri era tipo di uno a cinque.
Considerando che lavoravo allo stand più o meno dodici ore al giorno, questo film è parte integrante del mio ES.
Volete sapere il titolo delle canzoni nel trailer (il primo)? No Church in The Wild (Jay-Z & Kanye West) e Love Is Blindness (Jack White).
Credo di saperle anche riarrangiare, tipo.
Per altro questo è il film che oggi apre la rassegna di Cannes, quindi, che gli devi dire?
Esteticamente ineccepibile, devo ammettere che sento scorrere in me quel dubbio che spesso ho quando mi approccio ad un film tratto da un romanzo così complesso e delicato.
In altre parole, mi permetto di dubitare che Luhrmann sia stato in grado di mettere in scena (anche sacrificando un minimo il realismo storico) la vera anima degli anni '20 che andava ben oltre i lustrini e le decorazioni posticce.
Ma non l'ho ancora visto: domani vado al cinema e vi faccio sapere meglio.
Go Baz, go.

Oblivion (Joseph Kosinski, 2013)

CIAO SONO IL CENTESIMO POST DI QUESTO BLOG CIAO

COS'È: l'opera seconda del regista di Tron: Legacy, che ho rivisto grazie alla prodigiosa iniziativa della Settimana del Cinema perché proprio non me lo ricordavo.
Il che è già una mezza recensione.

Perché il dramma di Oblivion (tratto da una graphic novel, non dal videogame, ve lo ricordo) è proprio questo: che nonostante gli spunti interessanti non resta in mente.
Nemmeno i numerosi errori e banalità di scrittura (soprattutto a livello di dialogo) riescono a rendere memorabile - in senso negativo - questo film che è l'apoteosi di tutto quello che io intendo quando dico: meh.

Oblivion è un mashup di quello che, in un modo o nell'altro, ha costruito la nostra iconografia mentale sul futuro e lo spazio: Philip K. Dick, Wall-E, Matrix, Halo, Mass Effect, Rebel Assault, The Island, Moon, Waterworld e pure qualcos'altro che sicuramente mi sono scordata.
Worst & Best: 09 maggio

No - I Colori Dell'Arcobaleno è il nuovo film di Pablo Larrain che chiaramente si chiamava solo NO.
Ma visto che noi italiani siamo un popolo che ama farsi comandare, i simpatici amici della Bolero Film hanno deciso di aggiungere quel dolce sottotitolo per evitare che quel NO fungesse da recensione o da imperativo.
Gli perdono l'operazione solo perché il film è bellissimo, sotto tutti i punti di vista.
Narrativamente è la conclusione della trilogia che il regista ha dedicato al suo Cile: dopo Tony Manero (piena dittatura di Pinochet) e Post Mortem (le origini, con una narrazione surreale ed estremizzata davvero imperdibile), con No narra la fine di questo capitolo nazionale. La vittoria inaspettata della speranza tramite uno stratagemma pubblicitario controintuitivo.
A livello visivo, il tocco di genio è stato girare il film in 4/3 in U-matic, proprio come si faceva in tv negli anni '80: il risultato è che il girato si fonde perfettamente con gli spot televisivi d’epoca. So che detta così non sembra niente di che, ma quante volte abbiamo visto un'integrazione ben riuscita del materiale di repertorio? A me viene in mente solo questo esempio, dove risulta davvero impossibile scindere il materiale nuovo da quello storico. Una magistrale e sperimentale lezione di regia cinematografica che narra una storia pazzesca.
Se avete occasione recuperate anche i primi due capitoli, soprattutto Post Mortem.