Fanno tutti le classifiche di fine anno, e chi sono io, la figlia della serva?
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In rigoroso ordine sparso e con una numerica random, come agli Oscar:
- AVENGERS (Joss Wheadon): il grosso giocattolone Marvel-Disney è sicuramente uno dei titoli più interessanti dell'anno. Poteva essere una puttanata stellare e invece regge. Incredibilmente bene, per altro.
E sì, ovviamente Chris e Tom hanno aiutato a far entrare il film in questa prestigiosissima classifica.
Colgo l'occasione per ricordare che Joss ci sarebbe stato anche nella classifica del 2011 (se questo blog fosse esistito) con The Cabin in the Woods.
Anche qui, la presenza di Chris potrebbe aver giocato a favore (ma anche no: è un film strepitoso).
Anche qui, la presenza di Chris potrebbe aver giocato a favore (ma anche no: è un film strepitoso).
- MOONRISE KINGDOM (Wes Anderson): sì, continuerò a citarlo finché TUTTI non l'avrete visto.
La recensione la trovate qui e potrei ripeterlo all'infinito: assolutamente film dell'anno, per me.
Perfetto, senza cali o sbavature e soprattutto con un cast pazzesco relegato a fare i comprimari a due ragazzini sconosciuti ma impeccabili.
Solo Lui poteva farlo e l'ha fatto.
Grazie.
- PIETA' (Kim Ki-duk): Leone D'oro strameritato a Venezia, è il grande ritorno di Ki-duk: mi riesce difficile sottolineare quanto sia praticamente perfetto questo film senza ripetere quello che ho già scritto qui.
Dopo Moonrise Kingdom, questo è sicuramente il mio secondo film preferito dell'anno. Di pochissimo.
Grazie anche a te, Kim.
- ARGO (Ben Affleck): tanto cane davanti alla telecamera quanto impeccabile quando ci si siede dietro.
A Gone Baby Gone abbiamo urlato alla botta di culo; con The Town sono iniziati i dubbi però abbiamo detto che era derivativo e che correva il rischio di fossilizzarsi; ora dobbiamo seriamente prendere in considerazione l'idea che Affleck sia uno dei registi americani più in gamba del momento.
Se mi avessero giurato dieci anni fa che avrei scritto una frase del genere, sarei morta dalle risate.
E invece. Dio bono, la vita.
- CHRONICLE (Josh Trank): il primo film in found footage a non farmi vomitare e non intendo solo artisticamente. Un'idea brillante che rivede gli schemi di genere, pensato per noi che abbiamo il mal di mare se la macchina da presa sballonzola qua e là.
- AMOUR (Michael Haneke): un dramma durissimo ed estremamente toccante su una fase della nostra vita poco amata dal grande schermo. Il regista austriaco è dotato di un occhio e di un cuore comuni davvero a pochissimi. Stavolta ha superato se stesso.
- DIAZ (Daniele Vicari): perché alla fine pure noi facciamo robe buone. Diaz è un pugno nello stomaco, è una storia che vorremmo dimenticare, ma che non possiamo e non dobbiamo scordare. Quasi un documentario (anche se non qualche romanzata di troppo), il lavoro di Vicari fa male, malissimo, quasi come una manganellata in testa. Non nasconde nulla, non cerca scusanti né colpevoli: narra le cose per come sono avvenuti, utilizzando come fonti gli atti del processo, tanto la verità è talmente forte da non aver bisogno di sottotitoli.
- ANGEL'S SHARE (Ken Loach): La Parte Degli Angeli è Ocean's Eleven ma più bello e più scozzese. E più delicato. E più avvincente. E più criticone. Insomma, vedetevelo. Nel caso ve lo chiediate, 'la parte degli angeli' è quel 2% che evapora all'interno di ogni botte di whisky e che la leggenda vuole sia destinata - per l'appunto - agli esseri celesti. Lo so, non vi fregava un cazzo, ma a me 'ste storielle mi garbano troppo.
- THIS IS NOT A FILM (Jafan Panahi): il documentario clandestino, girato in parte con un iPhone, che rappresenta la quotidianità del regista iraniano autore del film-non-film, durante gli arresti domiciliari nel suo appartamento di Teheran. Mentre è in attesa del verdetto della corte d'appello per la sua condanna per aver partecipato a movimenti di protesta contro il regime - 6 anni di reclusione ed il divieto di dirigere, scrivere e produrre film in Iran per 20 anni (ah!) - Panahi riflette sul significato del cinema e sul regime stesso.
Un film fatto con poco più di 3.000 euro che può fare molto per le vostre menti.
Fatevi un favore e recuperatelo al più presto.
- LOOPER (Rian Johnson): più ci ripenso e più 'sto film mi convince. Ne ho già parlato qui ma provo a riassumere: un film sui viaggi nel tempo fuori dai soliti schemi, per quanto il finale sia prevedibilissimo.
Un bella prova che reinventa alcuni passaggi senza stravolgere il genere.
- INDIE GAME (James Swirsky and Lisanne Pajot): il film sui nerd!
Vincitore all'ultimo Sundance del World Cinema Documentary Editing Award (sì, miglior documentario, dio come la menano a volte), questo film ha una storia travagliatissima (ci son ben due Kickstarter dietro, volevano quasi aprirne un terzo, poi si son messi lì ad editare quello che avevano e - sorpresa! - avevano abbastanza roba) e parla dei dietro le quinte della creazione di due videogames.
Interessante e curioso: va' che 'sti nerd son dei personaggioni assurdi.
La recensione la trovate qui e potrei ripeterlo all'infinito: assolutamente film dell'anno, per me.
Perfetto, senza cali o sbavature e soprattutto con un cast pazzesco relegato a fare i comprimari a due ragazzini sconosciuti ma impeccabili.
Solo Lui poteva farlo e l'ha fatto.
Grazie.
- PIETA' (Kim Ki-duk): Leone D'oro strameritato a Venezia, è il grande ritorno di Ki-duk: mi riesce difficile sottolineare quanto sia praticamente perfetto questo film senza ripetere quello che ho già scritto qui.
Dopo Moonrise Kingdom, questo è sicuramente il mio secondo film preferito dell'anno. Di pochissimo.
Grazie anche a te, Kim.
- ARGO (Ben Affleck): tanto cane davanti alla telecamera quanto impeccabile quando ci si siede dietro.
A Gone Baby Gone abbiamo urlato alla botta di culo; con The Town sono iniziati i dubbi però abbiamo detto che era derivativo e che correva il rischio di fossilizzarsi; ora dobbiamo seriamente prendere in considerazione l'idea che Affleck sia uno dei registi americani più in gamba del momento.
Se mi avessero giurato dieci anni fa che avrei scritto una frase del genere, sarei morta dalle risate.
E invece. Dio bono, la vita.
- CHRONICLE (Josh Trank): il primo film in found footage a non farmi vomitare e non intendo solo artisticamente. Un'idea brillante che rivede gli schemi di genere, pensato per noi che abbiamo il mal di mare se la macchina da presa sballonzola qua e là.
- AMOUR (Michael Haneke): un dramma durissimo ed estremamente toccante su una fase della nostra vita poco amata dal grande schermo. Il regista austriaco è dotato di un occhio e di un cuore comuni davvero a pochissimi. Stavolta ha superato se stesso.
- DIAZ (Daniele Vicari): perché alla fine pure noi facciamo robe buone. Diaz è un pugno nello stomaco, è una storia che vorremmo dimenticare, ma che non possiamo e non dobbiamo scordare. Quasi un documentario (anche se non qualche romanzata di troppo), il lavoro di Vicari fa male, malissimo, quasi come una manganellata in testa. Non nasconde nulla, non cerca scusanti né colpevoli: narra le cose per come sono avvenuti, utilizzando come fonti gli atti del processo, tanto la verità è talmente forte da non aver bisogno di sottotitoli.
- ANGEL'S SHARE (Ken Loach): La Parte Degli Angeli è Ocean's Eleven ma più bello e più scozzese. E più delicato. E più avvincente. E più criticone. Insomma, vedetevelo. Nel caso ve lo chiediate, 'la parte degli angeli' è quel 2% che evapora all'interno di ogni botte di whisky e che la leggenda vuole sia destinata - per l'appunto - agli esseri celesti. Lo so, non vi fregava un cazzo, ma a me 'ste storielle mi garbano troppo.
- THIS IS NOT A FILM (Jafan Panahi): il documentario clandestino, girato in parte con un iPhone, che rappresenta la quotidianità del regista iraniano autore del film-non-film, durante gli arresti domiciliari nel suo appartamento di Teheran. Mentre è in attesa del verdetto della corte d'appello per la sua condanna per aver partecipato a movimenti di protesta contro il regime - 6 anni di reclusione ed il divieto di dirigere, scrivere e produrre film in Iran per 20 anni (ah!) - Panahi riflette sul significato del cinema e sul regime stesso.
Un film fatto con poco più di 3.000 euro che può fare molto per le vostre menti.
Fatevi un favore e recuperatelo al più presto.
- LOOPER (Rian Johnson): più ci ripenso e più 'sto film mi convince. Ne ho già parlato qui ma provo a riassumere: un film sui viaggi nel tempo fuori dai soliti schemi, per quanto il finale sia prevedibilissimo.
Un bella prova che reinventa alcuni passaggi senza stravolgere il genere.
- INDIE GAME (James Swirsky and Lisanne Pajot): il film sui nerd!
Vincitore all'ultimo Sundance del World Cinema Documentary Editing Award (sì, miglior documentario, dio come la menano a volte), questo film ha una storia travagliatissima (ci son ben due Kickstarter dietro, volevano quasi aprirne un terzo, poi si son messi lì ad editare quello che avevano e - sorpresa! - avevano abbastanza roba) e parla dei dietro le quinte della creazione di due videogames.
Interessante e curioso: va' che 'sti nerd son dei personaggioni assurdi.
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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