COS'È: un horror psicologico (sort of) come non se ne vedevano da un po'. Se aggiungiamo anche che è un'opera prima, beh, direi che The Babadook val ben una visione.
Che poi horror è una parola forte, per i canoni odierni.
Più disturbante che sconvolgente, più inquietante che sanguinoso, The Babadook ritorna quasi alle origini dell'orrore: il terrore non è dato da lame affilate o da pazzi psicopatici con una motosega, ma parte dalla profondità della nostra quotidianità.
Dai problemi irrisolti, da sotto il letto, da dentro l'armadio.
Tutto il film ruota attorno alla psicologia:
Amelia è vedova e suo marito è morto in un incidente d'auto mentre la portava in ospedale per dare alla luce Samuel. La tragedia rende impossibile festeggiare degnamente il compleanno del bimbo, che nel frattempo cresce come un caso di ADHD da manuale: agitato, aggressivo, bisognoso di attenzioni, è un mago in erba e un costruttore che fabbrica elaborate armi per "proteggere" la madre.
Dopo aver trovato un pop-up book in casa, il già fragile equilibrio tra i due si sbriciola: la psicosi di Amelia diventa quasi tangibile, l'ambiente casalingo diventa claustrofobico (i pochi personaggi di contorno che ci sono all'inizio scompaiono, amplificando la sensazione di isolamento della famiglia: un ottimo stratagemma per sottolineare il comportamento tipico di chi è preda di psicosi e tende a chiudersi) e se all'inizio è facile puntare il dito contro Sam in qualità di 'trigger', minuto dopo minuto siamo costretti a chiederci chi sia davvero il pazzo e chi dia sul serio origine alla follia.
Sì, il libro continua ad apparire, ma la mancanza di sonno dei protagonisti spinge madre e figlio al limite della sanità mentale, confondendo il confine tra ciò che è reale e ciò che è frutto della loro esausta (ed esaurita) immaginazione.
Che il Babadook sia davvero una creatura da un'altra dimensione o semplicemente una manifestazione delle paure più profonde di Amelia, della disperazione per suo figlio e per il defunto marito, ha poca importanza: i mostri più spaventosi sono quelli con cui dobbiamo convivere.
Quelli che abitano con noi.
In noi, a volte.
(e sì, avrei preferito un finale diverso, più cinico e meno buonista perché per me Mr Babadook è la depressione clinica, ma in fondo c'è una chiusura a livello emotivo e psicologico, quindi ok).
GUARDALO SE:
cerchi un horror un po' malato, ma senza sangue
EVITA SE:
se hai un figlio piccolo
se sei una madre single
se non ti piacciono gli horror psicologici
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su Facebook
Che poi horror è una parola forte, per i canoni odierni.
Più disturbante che sconvolgente, più inquietante che sanguinoso, The Babadook ritorna quasi alle origini dell'orrore: il terrore non è dato da lame affilate o da pazzi psicopatici con una motosega, ma parte dalla profondità della nostra quotidianità.
Dai problemi irrisolti, da sotto il letto, da dentro l'armadio.
Tutto il film ruota attorno alla psicologia:
Amelia è vedova e suo marito è morto in un incidente d'auto mentre la portava in ospedale per dare alla luce Samuel. La tragedia rende impossibile festeggiare degnamente il compleanno del bimbo, che nel frattempo cresce come un caso di ADHD da manuale: agitato, aggressivo, bisognoso di attenzioni, è un mago in erba e un costruttore che fabbrica elaborate armi per "proteggere" la madre.
Dopo aver trovato un pop-up book in casa, il già fragile equilibrio tra i due si sbriciola: la psicosi di Amelia diventa quasi tangibile, l'ambiente casalingo diventa claustrofobico (i pochi personaggi di contorno che ci sono all'inizio scompaiono, amplificando la sensazione di isolamento della famiglia: un ottimo stratagemma per sottolineare il comportamento tipico di chi è preda di psicosi e tende a chiudersi) e se all'inizio è facile puntare il dito contro Sam in qualità di 'trigger', minuto dopo minuto siamo costretti a chiederci chi sia davvero il pazzo e chi dia sul serio origine alla follia.
Sì, il libro continua ad apparire, ma la mancanza di sonno dei protagonisti spinge madre e figlio al limite della sanità mentale, confondendo il confine tra ciò che è reale e ciò che è frutto della loro esausta (ed esaurita) immaginazione.

Quelli che abitano con noi.
In noi, a volte.
(e sì, avrei preferito un finale diverso, più cinico e meno buonista perché per me Mr Babadook è la depressione clinica, ma in fondo c'è una chiusura a livello emotivo e psicologico, quindi ok).
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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