COS'È: un film troppo intelligente per essere distribuito in Italia. Perché va bene non vedere tutto quello che producono alcuni paesi interessantissimi (in questo caso la Polonia), ma sia mai che ci perdiamo una cazzo di commedia francese di merda.
Alcuni di noi sono ossessionati dal passato, alcuni dal presente, altri dal futuro.
Anna è ossessionata da tutti e tre contemporaneamente, dato che scopre di avere grossi, grossissimi problemi di identità: talmente grossi per cui Anna non è neppure il suo vero nome.
Ma andiamo con ordine.
siamo nella Polonia del 1962, Anna sta per prendere i voti e diventare definitivamente una suora nel convento dove è stata lasciata come orfana nel 1945 da ignoti.
Ma pare che Anna non sia sola al mondo: ha un parente sopravvissuto e la Madre Superiora - che ha chiaramente intuito cosa può nascondere la quasi perduta infanzia della ragazza - insiste affinché Anna incontri questo parente prima del grande passo.
Ed è così che conosce la zia, Wanda Gruz, interpretata da una mai troppo osannata Agata Kulesza.
"Ti hanno detto chi sono? E quello che faccio?" chiede Wanda che in realtà, più che domande, ha delle risposte per Anna.
Prima di tutto: non si chiama Anna, ma Ida.
Secondo, è ebrea.
Terzo, i suoi genitori sono stati uccisi durante la guerra.
Quarto, non si sa dove sono sepolti.
Quinto, Wanda era un pubblico ministero stalinista che ha un bel po' di sangue sulle mani.
Sesto, ah sì, benvenuta a casa.
Magistralmente girato, Ida è un tripudio di radicalità: volti e teste quasi occupano sempre il terzo inferiore dello schermo (a volte anche meno) suggerendo che essi sono parte in un dramma molto più grande, che lottano per essere visti all'interno di un quadro immensamente più ampio.. Le colonne, la cappella, le nuvole e un pesante aura di tristezza sembrano essere appesi sopra tutti i protagonisti, esattamente come possiamo immaginare fosse vivere nella Polonia del dopoguerra.
La sobrietà del girato avrebbe potuto diventare un difetto in mani meno sicure, mentre qui comanda e ci guida senza essere soffocante.
Stupendo anche il sound design - spesso una stonatura giustapposta - pensato per ingigantire i suoni di tutte quelle persone che cercano di non fare rumore: dalle suore che mangiano la loro zuppa al vento che soffia in una foresta e porta alla luce segreti ed orrori.
Orrori riassunti stupendamente in un suono che dura un microsecondo: quello morbido e vuoto delle ossa.
Descritto come 'un film sull'identità, la famiglia, la fede, il senso di colpa, il socialismo e la
musica', Ida deve confrontarsi con le proprie origini e decidere chi è e chi vuole essere.
Ma la storia va oltre l'individuo e tutti noi siamo chiamati a trovare il nostro posto all'interno di un arazzo crudele ed implacabile.
GUARDALO SE:
cerchi qualcosa oltre i soliti film dei soliti paesi
EVITA SE:
non ti piacciono in film in bianco e nero (bah)
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Anna è ossessionata da tutti e tre contemporaneamente, dato che scopre di avere grossi, grossissimi problemi di identità: talmente grossi per cui Anna non è neppure il suo vero nome.
Ma andiamo con ordine.
siamo nella Polonia del 1962, Anna sta per prendere i voti e diventare definitivamente una suora nel convento dove è stata lasciata come orfana nel 1945 da ignoti.
Ma pare che Anna non sia sola al mondo: ha un parente sopravvissuto e la Madre Superiora - che ha chiaramente intuito cosa può nascondere la quasi perduta infanzia della ragazza - insiste affinché Anna incontri questo parente prima del grande passo.
Ed è così che conosce la zia, Wanda Gruz, interpretata da una mai troppo osannata Agata Kulesza.
"Ti hanno detto chi sono? E quello che faccio?" chiede Wanda che in realtà, più che domande, ha delle risposte per Anna.
Prima di tutto: non si chiama Anna, ma Ida.
Secondo, è ebrea.
Terzo, i suoi genitori sono stati uccisi durante la guerra.
Quarto, non si sa dove sono sepolti.
Quinto, Wanda era un pubblico ministero stalinista che ha un bel po' di sangue sulle mani.
Sesto, ah sì, benvenuta a casa.
Magistralmente girato, Ida è un tripudio di radicalità: volti e teste quasi occupano sempre il terzo inferiore dello schermo (a volte anche meno) suggerendo che essi sono parte in un dramma molto più grande, che lottano per essere visti all'interno di un quadro immensamente più ampio.. Le colonne, la cappella, le nuvole e un pesante aura di tristezza sembrano essere appesi sopra tutti i protagonisti, esattamente come possiamo immaginare fosse vivere nella Polonia del dopoguerra.
La sobrietà del girato avrebbe potuto diventare un difetto in mani meno sicure, mentre qui comanda e ci guida senza essere soffocante.
Stupendo anche il sound design - spesso una stonatura giustapposta - pensato per ingigantire i suoni di tutte quelle persone che cercano di non fare rumore: dalle suore che mangiano la loro zuppa al vento che soffia in una foresta e porta alla luce segreti ed orrori.
Orrori riassunti stupendamente in un suono che dura un microsecondo: quello morbido e vuoto delle ossa.
Descritto come 'un film sull'identità, la famiglia, la fede, il senso di colpa, il socialismo e la
musica', Ida deve confrontarsi con le proprie origini e decidere chi è e chi vuole essere.
Ma la storia va oltre l'individuo e tutti noi siamo chiamati a trovare il nostro posto all'interno di un arazzo crudele ed implacabile.
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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