COS'È: prendete WALL-E, mischiatelo con Gli Incredibili e otterrete il film di Natale della Disney.
Non sembra, dite? Ok, vi sfido a non piangere.
Fatemi sapere, poi.
In una città ibrida con la geografia di San Francisco e l'architettura di Tokyo, dove dirigibili in stile Blade Runner attraversano il cielo e robot telecomandati si battono nei vicoli malfamati a suon di scommesse, è impossibile non innamorarsi di Baymax, un golem gonfiabile che dà nuovo significato alla parola 'altruismo'.
Baymax è il personaggio Disney più miyazakiano che abbiamo mai visto: un marshmallow tipo Totoro, irresistibile, che spunta sempre alle spalle di Hiro, che prova (a volte invano) a strizzarsi tra la mobilia della casa o dentro improbabili armature di marveliana discendenza e che pone delle domande naif nei momenti meno opportuni.
Ma il sestetto nominato nel titolo è interamente degno di nota.
Hiro, GoGo, Honey Lemon, Wasabi e Fred sono il team eclettico che ci si aspetta da una squadra di supereroi: irriverenti, dotati, decisi e stravaganti.
Grazie a tutti loro, Big Hero 6 celebra la cultura nerd.
E non intendo solo la versione pop del termine, ma soprattutto la versione mettiamoci-a-inventare-qualcosa-di-figo: essere alle prese con la tecnologia, innamorati di un pezzo di codice, entusiasmati dalla chimica è cosa buona e giusta. Una cosa che ti può salvare la vita, e magari non solo la tua.
La storia riesce ad essere entusiasmante perché è al tempo stesso classica, ma estremamente attuale e innovativa, in perenne equilibrio tra il dolore e la responsabilizzazione, l'umorismo e l'umiltà, la sofferenza personale e la ricerca del bene.
Big Hero 6 offre qualcosa a tutti: azione, divertimento, cameratismo, supereroi e supercattivi.
Ma soprattutto, Baymax offre una salutare voce compassionevole per chi soffre e un abbraccio che possiamo sentire anche attraverso lo schermo.
Perché se un cosone bianco programmato per guarire ci dice che per alleviare le pene dell'anima abbiamo bisogno dei nostri amici e di tuffarci in avventure più grandi di noi, forse questa volta lo ascolteremo più volentieri.
GUARDALO SE:
cerchi la pace dell'anima
vuoi un film d'azione con un grande significato alle spalle
ridere e piangere senza soluzione di continuità
EVITA SE:
no, è troppo importante per evitarlo. Credimi.
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su Facebook
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In una città ibrida con la geografia di San Francisco e l'architettura di Tokyo, dove dirigibili in stile Blade Runner attraversano il cielo e robot telecomandati si battono nei vicoli malfamati a suon di scommesse, è impossibile non innamorarsi di Baymax, un golem gonfiabile che dà nuovo significato alla parola 'altruismo'.
Baymax è il personaggio Disney più miyazakiano che abbiamo mai visto: un marshmallow tipo Totoro, irresistibile, che spunta sempre alle spalle di Hiro, che prova (a volte invano) a strizzarsi tra la mobilia della casa o dentro improbabili armature di marveliana discendenza e che pone delle domande naif nei momenti meno opportuni.
Ma il sestetto nominato nel titolo è interamente degno di nota.
Hiro, GoGo, Honey Lemon, Wasabi e Fred sono il team eclettico che ci si aspetta da una squadra di supereroi: irriverenti, dotati, decisi e stravaganti.
Grazie a tutti loro, Big Hero 6 celebra la cultura nerd.
E non intendo solo la versione pop del termine, ma soprattutto la versione mettiamoci-a-inventare-qualcosa-di-figo: essere alle prese con la tecnologia, innamorati di un pezzo di codice, entusiasmati dalla chimica è cosa buona e giusta. Una cosa che ti può salvare la vita, e magari non solo la tua.
La storia riesce ad essere entusiasmante perché è al tempo stesso classica, ma estremamente attuale e innovativa, in perenne equilibrio tra il dolore e la responsabilizzazione, l'umorismo e l'umiltà, la sofferenza personale e la ricerca del bene.
Big Hero 6 offre qualcosa a tutti: azione, divertimento, cameratismo, supereroi e supercattivi.
Ma soprattutto, Baymax offre una salutare voce compassionevole per chi soffre e un abbraccio che possiamo sentire anche attraverso lo schermo.

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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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