COS'È: il capolavoro finale di uno che nella sua vita ha prodotto solo capolavori.
Parlare in maniera imparziale di Miyazaki non mi è facile, anche se sono dell'idea che siano molto più faziosi quelli che - per motivi a me ancora sconosciuti - parlano male dei lavori dello Studio Ghibli.
Giuro che mi ci sono messa d'impegno, ho provato a seguire i loro ragionamenti, ho letto le recensioni, mi sono riguardata i film nella loro ottica, ma niente: secondo me dicono cazzate.
Tutti i film di SuaMaestà sono ineccepibili e quando magari sembrano un po' meno 'magici' restano comunque dei lavori quasi privi di difetti.
Miyazaki ha scoperto come si fa a non essere didascalici: si bypassano le parole e si parla al cuore, tramite le esperienze comuni che tutti abbiamo vissuto e che abbiamo anche 'dimenticato' una volta cresciuti.
Ma sono cose che in realtà non si scordano mai - esattamente come non ci si scorda come si va in bicicletta, grande tema del maestro, non a caso - infatti basta una piccola spintarella ed eccoci lì, a capire esattamente come si sentono Sophie, Chihiro, San, Satsuki, Mei, Kiki... e Jirō.
Jirō ha un sogno e tu pensi che stavolta SuaMaestà ha sbagliato, perché come cazzo puoi pretendere che la gente si immedesimi in uno che ti spiega per filo e per segno l'aerodinamica, le viti, gli alettoni e i vuoti d'aria.
Non si può, dai, è impossibile.
E invece questa è la gente di cui ci si innamora nella vita reale. Quella di cui io mi innamoro, quanto meno.
Spero l'abbiate incontrata anche voi nella vostra vita: voi siete lì coi vostri bei pensieri a farvi i fatti vostri, sorseggiando un Bloody Mary, quando qualcuno vi presenta un amico di amici.
Piacere, piacere, tu cosa fai, ah io studio al CERN/l'apparato digestivo delle otarie/il metodo migliore per imballare le piastrelle.
Non importa cosa cazzo faccia la suddetta persona: non appena pronuncia quella frase io non riesco a staccarmi. E non è perché io trovi l'argomento interessante o perché penso di poter imparare qualcosa (io non imparo mai. Niente. Ieri, per dire, ho provato a scendere dall'auto senza slacciarmi la cintura di sicurezza. E c'ho provato per tipo 30 secondi prima di capire perché non riuscivo ad alzarmi, quindi no, io non imparo un cazzo): è per quella lucina che gli ha brillato negli occhi.
Io vedo quella e per le prossime tre ore non ci sono per nessuno: sono totalmente rapita da queste persone.
Certo, si tratta di persone tendenzialmente psicopatiche e spesso ossessivo-compulsive (ciao), ma assolutamente affascinanti.
In un mondo fatto di ricerche su google e di tuttologi da tastiera, una persona che SA e AMA ciò di cui sta parlando è una benedizione.
La fissazione di Jirō per il volo è ovviamente quella di Miyazaki che ce la spiega con quella passione, quella lucina negli occhi che ormai hanno in pochi. La semplicità di pensiero unita alla profonda conoscenza dell'argomento rendono il tema del volo talmente intuitivo che ad un tratto ti trovi a chiederti com'è che non se ne parla più spesso.
QUESTO è quello che fa SuaMaestà nei suoi film. Se non è magia questa, sinceramente non so cos'altro possa esserlo.
Probabilmente leggerete in giro che questo è il canto del cigno della carriera di Miyazaki e che è un film che inneggia alla guerra.
Io mi domando che film abbiano visto perché bisogna essere cerebralmente menomati per pensare anche solo una delle due cose.
Sul primo punto mi faccio solo una grande risata: svangate le palle ogni due per tre sostenendo che i film dello Studio Ghibli son tutti uguali e poi quando uno cambia il tiro pur rimanendo se stesso, quando i protagonisti non sono più i bambini, quando i temi sono molto più adulti e ancora più stratificati urlate allo scandalo. Chi vi capisce è bravo.
Sul secondo punto, mi limito alla perplessità: ma dove l'avete visto l'inno alla guerra?
Jirō crea qualcosa di bello, puro, perfetto ed essenziale (no categorico ai mitragliatori); POI lo Stato lo trasforma in una macchina da guerra; Jirō/Miyazaki non mancano di sottolineare come questo tradisca lo spirito del sogno iniziale E VOI CI VEDETE UN INNO BELLICO?
Ma la comprensione del testo in terza elementare non l'avete fatta?
Ogni scena della seconda metà del film è una dura critica alle azioni intraprese dal Giappone durante lo scontro, sia in virtù della manipolazione di uomini eccezionali e passionali, sia in virtù di incursioni belliche in quanto tali.
Insomma, non perdetelo quando arriverà nelle sale italiane: SuaMaestà ha deciso di salutarci con un capolavoro.
Fatevi del bene e vedetelo.
GUARDALO SE:
spero di essere stata sufficientemente chiara
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Parlare in maniera imparziale di Miyazaki non mi è facile, anche se sono dell'idea che siano molto più faziosi quelli che - per motivi a me ancora sconosciuti - parlano male dei lavori dello Studio Ghibli.
Giuro che mi ci sono messa d'impegno, ho provato a seguire i loro ragionamenti, ho letto le recensioni, mi sono riguardata i film nella loro ottica, ma niente: secondo me dicono cazzate.
Tutti i film di SuaMaestà sono ineccepibili e quando magari sembrano un po' meno 'magici' restano comunque dei lavori quasi privi di difetti.
Miyazaki ha scoperto come si fa a non essere didascalici: si bypassano le parole e si parla al cuore, tramite le esperienze comuni che tutti abbiamo vissuto e che abbiamo anche 'dimenticato' una volta cresciuti.
Ma sono cose che in realtà non si scordano mai - esattamente come non ci si scorda come si va in bicicletta, grande tema del maestro, non a caso - infatti basta una piccola spintarella ed eccoci lì, a capire esattamente come si sentono Sophie, Chihiro, San, Satsuki, Mei, Kiki... e Jirō.
Jirō ha un sogno e tu pensi che stavolta SuaMaestà ha sbagliato, perché come cazzo puoi pretendere che la gente si immedesimi in uno che ti spiega per filo e per segno l'aerodinamica, le viti, gli alettoni e i vuoti d'aria.
Non si può, dai, è impossibile.
E invece questa è la gente di cui ci si innamora nella vita reale. Quella di cui io mi innamoro, quanto meno.
Spero l'abbiate incontrata anche voi nella vostra vita: voi siete lì coi vostri bei pensieri a farvi i fatti vostri, sorseggiando un Bloody Mary, quando qualcuno vi presenta un amico di amici.
Piacere, piacere, tu cosa fai, ah io studio al CERN/l'apparato digestivo delle otarie/il metodo migliore per imballare le piastrelle.
Non importa cosa cazzo faccia la suddetta persona: non appena pronuncia quella frase io non riesco a staccarmi. E non è perché io trovi l'argomento interessante o perché penso di poter imparare qualcosa (io non imparo mai. Niente. Ieri, per dire, ho provato a scendere dall'auto senza slacciarmi la cintura di sicurezza. E c'ho provato per tipo 30 secondi prima di capire perché non riuscivo ad alzarmi, quindi no, io non imparo un cazzo): è per quella lucina che gli ha brillato negli occhi.
Io vedo quella e per le prossime tre ore non ci sono per nessuno: sono totalmente rapita da queste persone.
Certo, si tratta di persone tendenzialmente psicopatiche e spesso ossessivo-compulsive (ciao), ma assolutamente affascinanti.
In un mondo fatto di ricerche su google e di tuttologi da tastiera, una persona che SA e AMA ciò di cui sta parlando è una benedizione.
La fissazione di Jirō per il volo è ovviamente quella di Miyazaki che ce la spiega con quella passione, quella lucina negli occhi che ormai hanno in pochi. La semplicità di pensiero unita alla profonda conoscenza dell'argomento rendono il tema del volo talmente intuitivo che ad un tratto ti trovi a chiederti com'è che non se ne parla più spesso.
QUESTO è quello che fa SuaMaestà nei suoi film. Se non è magia questa, sinceramente non so cos'altro possa esserlo.
Probabilmente leggerete in giro che questo è il canto del cigno della carriera di Miyazaki e che è un film che inneggia alla guerra.
Io mi domando che film abbiano visto perché bisogna essere cerebralmente menomati per pensare anche solo una delle due cose.
Sul primo punto mi faccio solo una grande risata: svangate le palle ogni due per tre sostenendo che i film dello Studio Ghibli son tutti uguali e poi quando uno cambia il tiro pur rimanendo se stesso, quando i protagonisti non sono più i bambini, quando i temi sono molto più adulti e ancora più stratificati urlate allo scandalo. Chi vi capisce è bravo.
Sul secondo punto, mi limito alla perplessità: ma dove l'avete visto l'inno alla guerra?
Jirō crea qualcosa di bello, puro, perfetto ed essenziale (no categorico ai mitragliatori); POI lo Stato lo trasforma in una macchina da guerra; Jirō/Miyazaki non mancano di sottolineare come questo tradisca lo spirito del sogno iniziale E VOI CI VEDETE UN INNO BELLICO?
Ma la comprensione del testo in terza elementare non l'avete fatta?
Ogni scena della seconda metà del film è una dura critica alle azioni intraprese dal Giappone durante lo scontro, sia in virtù della manipolazione di uomini eccezionali e passionali, sia in virtù di incursioni belliche in quanto tali.

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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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