Cari numero 6 lettori che ogni tanto leggete e non ho ancora capito perché (la vostra mamma sa che fate queste cose?), oggi un consiglio mascherato da recensione mascherata da i cazzi miei: stasera alle 21 su Iris fanno This Must The Place, forse l'unico film di Sorrentino che ha fatto schifo a tutti tranne a me.
Dice, cosa ti è piaciuto: ora lo spiego, state calmi che mi avete già messo l'ansia.
Home. Home is where I want to be: voglio stare a casa. Casa è dove voglio stare.
Alcuni luoghi (penso a quelli del film di Paolo Sorrentino, ma non solo) non sono indifferenti verso chi li frequenta, non sono i cosidetti non-luoghi: è solo che spesso sono troppo grandi, larghi, vuoti o spenti per lasciarsi abitare o possedere. Certi luoghi sono fatti per persone sole perché sono soli come loro.
C’è un tipo di solitudine che è unicamente la solitudine del viaggiatore che ha una missione. Chi viaggia in gruppo, per esplorare o per divertimento, trova spesso compagnia e raramente è immerso in questi luoghi (o non-luoghi) da solo. Quando la missione è poco piacevole – si viaggia anche per andare a trovare parenti e amici malati, per andare a un funerale, per trasportare ceneri – la solitudine dell’aeroporto o della stazione, dove tutti gli umani con cui si interagisce sono addestrati ad augurati una buona permanenza o una favolosa vacanza, è ancora più acuta.
Quando lasci casa e vai a vivere lontano metti in conto la possibilità che non ci sarai in certi momenti importanti, che il tempo non ti aspetta, e che persino poche ore di treno o di aereo saranno troppe (sto proiettando? Mi pare ovvio: qualcuno vuole farmi da analista via Skype? Pago poco, ma pago).
Quando abiti lontano dalla tua famiglia ti aspettano un sacco di viaggi da sola, e soprattutto se accusi fortemente la solitudine non sei fatta per viaggiare da sola. Quando anche io come Cheyenne sono uscita di casa col mio trolley, accompagnata da una colonna sonora di ruote di plastica sui sanpietrini, ho cercato di bloccare quel rumore insopportabile cantando una canzone diversa.
Da sempre la canzone è This Must Be The Place (dei Talking Heads, non degli Arcade Fire!) e a volte basta la prima strofa per farmi dimenticare alcune cose, ma a volte...
A volte vai avanti e incappi in I’m just an animal looking for a home/share the same space for a minute or two. Ed ecco la rivelazione, la simbiosi tra il film e la canzone e la vita vera: in This Must Be the Place casa non è un luogo, ma un momento, e andare a casa è un viaggio nel tempo, non solo nello spazio.
Casa è il posto da cui veniamo ma anche il posto verso il quale torniamo ogni volta che siamo in movimento; il posto dove siamo nati e cresciuti, ma anche quello che ci siamo costruiti; il posto in cui noi siamo noi e anche il posto che condividiamo con gli altri, tutti gli altri: madri, padri, fratelli, amici, animali, vivi e morti.
Casa è un santuario della memoria quanto un rifugio del presente e un cantiere del futuro.
Immagino che questo sia il posto, non so distinguere l’uno dall’altro.
E improvvisamente ho capito perché ho amato tanto This Must Be the Place (a parte il fatto che la canzone per me nononvelodicoètroppopersonale): perché mi ha rivelato che viaggiare vuol dire sempre andare via da casa e tornare a casa, andata e ritorno contemporaneamente.
Leggerete che questo film è la storia di un ragazzo che diventa uomo, una coming-of-age story fuori tempo massimo, o la storia di uno che finalmente si libera di un bagaglio pesante, fa i conti col passato, cresce.
Sì, vero.
Ma per me è una storia che rivela che crescere è raramente un percorso rettilineo (a differenza di invecchiare, o anche di morire), e che siamo adulti e bambini contemporaneamente, che siamo qui e lì allo stesso tempo, a casa e in viaggio, coi piedi per terra e la testa tra le nuvole, in qualsiasi momento sia, il qui in cui siamo è già casa, indipendentemente da dove e come.
Questo deve essere il posto.
Dov’è, com’è, con chi, come, non importa.
L’importante è partire per cercarlo, inventarlo mentre sei in movimento.
E perdonare, e perdonarsi se non siamo al posto giusto nel momento giusto, se non siamo a casa quando dovremmo, a casa quando vorremmo.
Dicevo: e perdonare, e perdonarsi se non siamo al posto giusto nel momento giusto, se non siamo a casa quando dovremmo, a casa quando vorremmo.
Già.
Ah sì, è un bel film.
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su Facebook
Dice, cosa ti è piaciuto: ora lo spiego, state calmi che mi avete già messo l'ansia.
Home. Home is where I want to be: voglio stare a casa. Casa è dove voglio stare.
Alcuni luoghi (penso a quelli del film di Paolo Sorrentino, ma non solo) non sono indifferenti verso chi li frequenta, non sono i cosidetti non-luoghi: è solo che spesso sono troppo grandi, larghi, vuoti o spenti per lasciarsi abitare o possedere. Certi luoghi sono fatti per persone sole perché sono soli come loro.
C’è un tipo di solitudine che è unicamente la solitudine del viaggiatore che ha una missione. Chi viaggia in gruppo, per esplorare o per divertimento, trova spesso compagnia e raramente è immerso in questi luoghi (o non-luoghi) da solo. Quando la missione è poco piacevole – si viaggia anche per andare a trovare parenti e amici malati, per andare a un funerale, per trasportare ceneri – la solitudine dell’aeroporto o della stazione, dove tutti gli umani con cui si interagisce sono addestrati ad augurati una buona permanenza o una favolosa vacanza, è ancora più acuta.
Quando lasci casa e vai a vivere lontano metti in conto la possibilità che non ci sarai in certi momenti importanti, che il tempo non ti aspetta, e che persino poche ore di treno o di aereo saranno troppe (sto proiettando? Mi pare ovvio: qualcuno vuole farmi da analista via Skype? Pago poco, ma pago).
Quando abiti lontano dalla tua famiglia ti aspettano un sacco di viaggi da sola, e soprattutto se accusi fortemente la solitudine non sei fatta per viaggiare da sola. Quando anche io come Cheyenne sono uscita di casa col mio trolley, accompagnata da una colonna sonora di ruote di plastica sui sanpietrini, ho cercato di bloccare quel rumore insopportabile cantando una canzone diversa.
Da sempre la canzone è This Must Be The Place (dei Talking Heads, non degli Arcade Fire!) e a volte basta la prima strofa per farmi dimenticare alcune cose, ma a volte...
A volte vai avanti e incappi in I’m just an animal looking for a home/share the same space for a minute or two. Ed ecco la rivelazione, la simbiosi tra il film e la canzone e la vita vera: in This Must Be the Place casa non è un luogo, ma un momento, e andare a casa è un viaggio nel tempo, non solo nello spazio.
Casa è il posto da cui veniamo ma anche il posto verso il quale torniamo ogni volta che siamo in movimento; il posto dove siamo nati e cresciuti, ma anche quello che ci siamo costruiti; il posto in cui noi siamo noi e anche il posto che condividiamo con gli altri, tutti gli altri: madri, padri, fratelli, amici, animali, vivi e morti.
Casa è un santuario della memoria quanto un rifugio del presente e un cantiere del futuro.
Immagino che questo sia il posto, non so distinguere l’uno dall’altro.
E improvvisamente ho capito perché ho amato tanto This Must Be the Place (a parte il fatto che la canzone per me nononvelodicoètroppopersonale): perché mi ha rivelato che viaggiare vuol dire sempre andare via da casa e tornare a casa, andata e ritorno contemporaneamente.
Leggerete che questo film è la storia di un ragazzo che diventa uomo, una coming-of-age story fuori tempo massimo, o la storia di uno che finalmente si libera di un bagaglio pesante, fa i conti col passato, cresce.
Sì, vero.
Ma per me è una storia che rivela che crescere è raramente un percorso rettilineo (a differenza di invecchiare, o anche di morire), e che siamo adulti e bambini contemporaneamente, che siamo qui e lì allo stesso tempo, a casa e in viaggio, coi piedi per terra e la testa tra le nuvole, in qualsiasi momento sia, il qui in cui siamo è già casa, indipendentemente da dove e come.
Questo deve essere il posto.
Dov’è, com’è, con chi, come, non importa.
L’importante è partire per cercarlo, inventarlo mentre sei in movimento.
E perdonare, e perdonarsi se non siamo al posto giusto nel momento giusto, se non siamo a casa quando dovremmo, a casa quando vorremmo.
Cheyenne: Now that I realize it, it’s too late.Rachel: It’s better late than never.Cheyenne: That’s not true. Late is late.
Dicevo: e perdonare, e perdonarsi se non siamo al posto giusto nel momento giusto, se non siamo a casa quando dovremmo, a casa quando vorremmo.
Già.
Ah sì, è un bel film.
About the Author

Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Share It
TFOH on Telegram
Highlight post
Lo Chiamavano Jeeg Robot (Gabriele Mainetti, 2015)
COS'È : il miglior film italiano degli ultimi cinque anni e probabilmente il mio nuovo film preferito sui supereroi. Sono seria. An...

Popular Posts
-
COS'È : il Fast & Furious italiano, se Fast & Furious si presentasse al Berlinale. Presente quando dico che tutti i film ...
-
COS'È : il metodo un po' meh che ha la CSB per tenerci compagnia quest'estate. Indegnamente tratto dal libro di King, a causa...
-
COS'È : la nuova serie tv che farà la gioia dei complottisti. Si tratta di un prodotto british, è un thrillorone paura, quando muore ...
-
aka i miei dieci film live action preferiti evah, in rigoroso ordine sparso. aka i miei film della febbre: li riguardo ogni volta che sto m...
-
Non è un mistero: il mio personaggio preferito di Star Wars è Darth Vader , tanto da avercelo tatuato su una coscia, in modalità santo. N...
Like Me On Facebook
Labels
#FacciamociDelMale
1968
1973
1988
1997
1999
2006
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
ABC
Academy Awards
AHS
Alien
Aliens
Amazon
AMC
Animation
anime
BBC
BBC One
BBC Two
boxoffice
Canal+
Cannes 66
CBS
Channel 4
cinecomic
cinema coreano
cinema indiano
cinema italiano
Cinemax
contest
Cose di ridere
DaniComics
DC
Disney
Disney XD
Doctor Who
documentary
doppiaggio
Dreamworks
E4
Edna's world
Ellen Ripley
Emmy Award
Fox
Fratelli Coen
FX
Game Of Clones
Game Of Thrones.
Giornate Professionali del Cinema
Golden Globes
happy birthday
Harlem Shake
HBO
Head-To-Head
History Channel
House Of Cards
HTGAWM
IFC
Il meglio
Infographic
ITV
Joker
Kill Bill
La La Land
Loki
Mannaia
Marvel
Meh
monografia
Movie
MTV
NBC
Netflix
News
Nomination
Noway
Ok
Oscar
Philip K. Dick
Pilot
Pixar
Previsioni
ratings
registi
Saga
Sarah Connor
Script
Shining
Showtime
Sky1
Sorrento 2012
spiega
Star Trek
Star Wars
Star Wars 7
Star Wars 8
Starz
stasera in tv
SyFy
Terminator
Terminator 2
The CW
The Force Awakens
TNT
trailer of the month
trilogia
Tropic Thunder
TV serial
Twin Peaks
Useless facts
Utopia
Venezia 69
Venezia 70
Venezia 71
Venezia 73
Vincitori
webseries
WGN
worst and best
WTF Award
Previosly
-
▼
2015
(61)
-
▼
maggio
(7)
- Andrea Caligari - Muoio come uno stronzo. E ho fat...
- Game Of Thrones - 5x07 - The Gift
- This Must Be The Place - una recensione che non lo è
- Game Of Thrones - 5x06 - Unbowed, Unbent, Unbroken...
- Game Of Thrones - 5x05 - Kill the Boy
- Avengers - Age Of Ultron (Joss Whedon, 2015)
- Game Of Thrones, una storia vera (sort of)
-
▼
maggio
(7)