Eppure eravate stati avvertiti con Birdman.
Quello che ho scritto di là vale pure per Revenant, perché là fuori c'è gente che idolatraquel coglione di Nolan - uno che parla tutto il tempo della naturalezza della pellicola nonostante giri in green screen o su un set rotante - e poi va a vedere Revenant per l'orso in computer grafica. Non per il girato con la luce naturale, non per l'iper realismo, l'esposizione, gli animali veri e i colpi di tosse ancora più veri.
No: si perdono tutta questa luna per guardare il dito, credendo di salvarsi poi con un 'no, ma la fotografia era bella'.
E questa è ancora l'opinione meno idiota.
Non fatemi neanche parlare di quelli convinti che le poche battute di DiCaprio siano una motivazione più che valida per negargli, di nuovo, un Oscar: gente che con 37,2 di febbre è sul divano a rantolare tentando di buttar giù due righe di testamento.
O di quelli per cui il film non ha un messaggio, come se i messaggi li dovessero mandare i registi e non i postini.
Alejandro: qui tutti parlano e nessuno nota che in due ore di film non c'è manco una scena di interni.
O che DiCaprio e Hardy si contrappongono anche - anzi, SOPRATTUTTO - per il loro approccio alla parola parlata, portando in scena la miglior spiegazione di 'character design' a livello concettuale mai vista: due personaggi nervosi e rapaci (quindi molto simili di base) che essendo in due punti diversi dello spettro della sopravvivenza si atteggiano in modi diversi.
Hugh non ha le forze di parlare (con chi, poi?), ma le maledizioni sibilano ugualmente; John sta in scena mezz'ora (cronometrata) e non chiude la bocca manco se lo stordisci col cloroformio.
Una persona con un minimo di profondità utilizzerebbe queste differenze per fare un parallelismo o una riflessione sociopolitica molto attuale, magari notando come chi si sente in colpa, chi ha la coscienza sporca o chi sta mentendo ha la tendenza a parlare senza soluzione di continuità.
Ma mi rendo conto che ora sto chiedendo troppo.
Revenant è un film brutale che cattura il vero spirito della frontiera che è letteralmente terra di nessuno, data la quantità di accenti e lineamenti che puoi incontrare; Iñárritu ci trascina con violenza in mezzo a uomini razzisti, bugiardi e spietati, pronti a difendere a ogni costo il poco che possiedono, proprio come l'orsa. Che però è in computer grafica. Il resto no.
Non siete pronti?
Volete la stessa storia, ma con meno sangue e meno passione?
Guardatevi Il Viaggio Di Arlo, allora. E non rompete i coglioni.
I film sono avventure, viaggi che ti trascinano in altro mondo, in un altro tempo, in un altro luogo.
E Revenant lo fa, cazzo se lo fa.
Come Heaven's Gate, che quando è uscito ha fatto schifo a tutti e ora è tutto un menarsi per stabilire chi per prima ha detto che era un capolavoro.
Che poi, a guardare ben bene, è proprio la storia di fondo di Birdman.
Quindi, Ale, te lo chiedo di nuovo: per chi fai tutto questo?
Perché, voglio dire: tanto.
Manda direttamente il dvd ai pochi che possono capirti, la prossima volta.
Secondo me stai sotto le 300 copie.
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Quello che ho scritto di là vale pure per Revenant, perché là fuori c'è gente che idolatra
No: si perdono tutta questa luna per guardare il dito, credendo di salvarsi poi con un 'no, ma la fotografia era bella'.
E questa è ancora l'opinione meno idiota.
Non fatemi neanche parlare di quelli convinti che le poche battute di DiCaprio siano una motivazione più che valida per negargli, di nuovo, un Oscar: gente che con 37,2 di febbre è sul divano a rantolare tentando di buttar giù due righe di testamento.
O di quelli per cui il film non ha un messaggio, come se i messaggi li dovessero mandare i registi e non i postini.
Alejandro: qui tutti parlano e nessuno nota che in due ore di film non c'è manco una scena di interni.
O che DiCaprio e Hardy si contrappongono anche - anzi, SOPRATTUTTO - per il loro approccio alla parola parlata, portando in scena la miglior spiegazione di 'character design' a livello concettuale mai vista: due personaggi nervosi e rapaci (quindi molto simili di base) che essendo in due punti diversi dello spettro della sopravvivenza si atteggiano in modi diversi.
Hugh non ha le forze di parlare (con chi, poi?), ma le maledizioni sibilano ugualmente; John sta in scena mezz'ora (cronometrata) e non chiude la bocca manco se lo stordisci col cloroformio.
Una persona con un minimo di profondità utilizzerebbe queste differenze per fare un parallelismo o una riflessione sociopolitica molto attuale, magari notando come chi si sente in colpa, chi ha la coscienza sporca o chi sta mentendo ha la tendenza a parlare senza soluzione di continuità.
Ma mi rendo conto che ora sto chiedendo troppo.
Revenant è un film brutale che cattura il vero spirito della frontiera che è letteralmente terra di nessuno, data la quantità di accenti e lineamenti che puoi incontrare; Iñárritu ci trascina con violenza in mezzo a uomini razzisti, bugiardi e spietati, pronti a difendere a ogni costo il poco che possiedono, proprio come l'orsa. Che però è in computer grafica. Il resto no.
Non siete pronti?
Volete la stessa storia, ma con meno sangue e meno passione?
Guardatevi Il Viaggio Di Arlo, allora. E non rompete i coglioni.
I film sono avventure, viaggi che ti trascinano in altro mondo, in un altro tempo, in un altro luogo.
E Revenant lo fa, cazzo se lo fa.
Come Heaven's Gate, che quando è uscito ha fatto schifo a tutti e ora è tutto un menarsi per stabilire chi per prima ha detto che era un capolavoro.
Che poi, a guardare ben bene, è proprio la storia di fondo di Birdman.
Quindi, Ale, te lo chiedo di nuovo: per chi fai tutto questo?
Perché, voglio dire: tanto.
Manda direttamente il dvd ai pochi che possono capirti, la prossima volta.
Secondo me stai sotto le 300 copie.
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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