Benvenuti al primo post scritto su un blog in linea con quella stronzata dei cookies.
L'inutilità di quel banner è superata solo dalla stupidità dell'utente medio che è causa di quel disclaimer (nel 2015 ancora qualcuno crede che non tracciamo i dati? Che poi questo blog se ne freghi e che cerchi di stare il più nell'erba possibile perché è timido è un altro discorso) e potrebbe portarmi a recensire male un film che invece mi è molto piaciuto.
Ma sono molto felice anche solo per il fatto di essere riuscita a vedere di nuovo un film, cosa che non succedeva da boh, due mesi? Quindi evviva (eh?).
In realtà ho visto altra roba (per lo più di merda), ma ecco, volete le recensioni dei film brutti?
(poi parleremo della noia di questo incipit).
Ma torniamo a Ex Machina.
Lo dico subito: il film coinvolge e travolge e lo fa bene, senza sforzo, ma senza bisogno di sembrare originale.
Perché attenzione: Ex Machina originale non lo è neanche un po'.
Ma mica saremo ancora convinti che una vita o un film per valere qualcosa debbano essere originali, no?
E infatti il film fa il suo compitino bene: dimostra di aver studiato le basi (Asimov, Philip K Dick, Skynet, HAL 9000, Blade Runner, Metropolis, Moon, Her e via dicendo)(che bell'elenco buttato lì accazzo)
Caleb (Domnhall Gleeson), un programmatore di sort-of Google, viene invitato a casa del suo capo Nathan (un Oscar Isaac in stato di grazia) per quello che si rivela essere un Test di Turing: deve capire se Ava è un'intelligenza artificiale che si può spacciare per umana.
Il test è strano: Caleb e Ava si vedono, lui SA che lei è un robot, i circuiti sono ben in vista e capiamo anche noi che tutto questo è molto sinistro.
Da questo momento la sensazione di disagio ti si ficca nello stomaco e non se ne va.
Anche la mega villa in perfetto stile Frank Lloyd Wright aumenta il senso di distacco: nonostante la casa si sviluppi nella roccia, non c'è nulla di organico tra quei corridoi di vetro.
Nathan dice che è un centro di sviluppo, ma in realtà è molto di più: una trappola per le menti che possono solo sognare un mondo più vasto, è un laboratorio con tanto di cavie.
Caleb osserva Ava (che parla con un accento che esiste in tutti i paesi e da nessuna parte), Nathan osserva Caleb e noi, da fuori, osserviamo tutti e tre.
Noi siamo parte di questo Test di Turing.
Anzi, noi siamo il vero test.
Siamo il centro di questo thriller psicologico mentre cerchiamo di capire chi è l'entità più veritiera del trio, chi sta manipolando chi e per chi tifiamo.
Anche le scene più innocue ci fanno del male e questo è un onore che fa reso a Garland, ufficialmente alla sua opera prima e mio nuovo idolo.
Ogni volta che vediamo il cartello che segnala il giorno test, sappiamo che le cose stanno andando un po' peggio, anche se non sappiamo bene come.
Non molto in profondità nel cuore di Ex Machina si trova la questione dell'identità, della coscienza e dell'appartenenza, ma gran parte di questo argomento rimane non detto. È impossibile non notare come Nathan abbia esplicitamente scelto di designare un AI che va oltre l'identità di genere, ma è specchio di ciò che gli uomini (intensi come maschi) vogliono.
Garland è onesto nell'esplicitare le motivazioni dei suoi personaggi, non attribuisce loro falsa nobiltà d'intenti tanto che forse Nathan e Caleb, presi dalla loro 'mascolinità', alla fine diventano troppo distratti per entrare nel dibattito filosofico che pone il film.
Ed è qui che lo adoro maggiormente: lo spettatore è chiamato a colmare le lacune dei due protagonisti, e se questo non è un grido all'azione questo, allora qual è?
Poi, mentre Ava fa le domande a Caleb, ho realizzato che ogni volta che una donna chiede a un uomo "A cosa stai pensando?" l’uomo perde un giorno di vita. La donna lo sa e lo utilizza per ucciderlo lentamente. È per quello che la vita media della donna è più lunga.
Forse il film voleva dirci questo.
Però ho come l'impressione che questo ragionamento infici un po' la bontà e la serietà della mia recensione (e infatti l'ho scritto lo stesso).
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L'inutilità di quel banner è superata solo dalla stupidità dell'utente medio che è causa di quel disclaimer (nel 2015 ancora qualcuno crede che non tracciamo i dati? Che poi questo blog se ne freghi e che cerchi di stare il più nell'erba possibile perché è timido è un altro discorso) e potrebbe portarmi a recensire male un film che invece mi è molto piaciuto.
Ma sono molto felice anche solo per il fatto di essere riuscita a vedere di nuovo un film, cosa che non succedeva da boh, due mesi? Quindi evviva (eh?).
In realtà ho visto altra roba (per lo più di merda), ma ecco, volete le recensioni dei film brutti?
(poi parleremo della noia di questo incipit).
Ma torniamo a Ex Machina.
Lo dico subito: il film coinvolge e travolge e lo fa bene, senza sforzo, ma senza bisogno di sembrare originale.
Perché attenzione: Ex Machina originale non lo è neanche un po'.
Ma mica saremo ancora convinti che una vita o un film per valere qualcosa debbano essere originali, no?
E infatti il film fa il suo compitino bene: dimostra di aver studiato le basi (Asimov, Philip K Dick, Skynet, HAL 9000, Blade Runner, Metropolis, Moon, Her e via dicendo)(che bell'elenco buttato lì accazzo)
Caleb (Domnhall Gleeson), un programmatore di sort-of Google, viene invitato a casa del suo capo Nathan (un Oscar Isaac in stato di grazia) per quello che si rivela essere un Test di Turing: deve capire se Ava è un'intelligenza artificiale che si può spacciare per umana.
Il test è strano: Caleb e Ava si vedono, lui SA che lei è un robot, i circuiti sono ben in vista e capiamo anche noi che tutto questo è molto sinistro.
Da questo momento la sensazione di disagio ti si ficca nello stomaco e non se ne va.
Anche la mega villa in perfetto stile Frank Lloyd Wright aumenta il senso di distacco: nonostante la casa si sviluppi nella roccia, non c'è nulla di organico tra quei corridoi di vetro.
Nathan dice che è un centro di sviluppo, ma in realtà è molto di più: una trappola per le menti che possono solo sognare un mondo più vasto, è un laboratorio con tanto di cavie.
Caleb osserva Ava (che parla con un accento che esiste in tutti i paesi e da nessuna parte), Nathan osserva Caleb e noi, da fuori, osserviamo tutti e tre.
Noi siamo parte di questo Test di Turing.
Anzi, noi siamo il vero test.
Siamo il centro di questo thriller psicologico mentre cerchiamo di capire chi è l'entità più veritiera del trio, chi sta manipolando chi e per chi tifiamo.
Anche le scene più innocue ci fanno del male e questo è un onore che fa reso a Garland, ufficialmente alla sua opera prima e mio nuovo idolo.
Ogni volta che vediamo il cartello che segnala il giorno test, sappiamo che le cose stanno andando un po' peggio, anche se non sappiamo bene come.
Non molto in profondità nel cuore di Ex Machina si trova la questione dell'identità, della coscienza e dell'appartenenza, ma gran parte di questo argomento rimane non detto. È impossibile non notare come Nathan abbia esplicitamente scelto di designare un AI che va oltre l'identità di genere, ma è specchio di ciò che gli uomini (intensi come maschi) vogliono.
Garland è onesto nell'esplicitare le motivazioni dei suoi personaggi, non attribuisce loro falsa nobiltà d'intenti tanto che forse Nathan e Caleb, presi dalla loro 'mascolinità', alla fine diventano troppo distratti per entrare nel dibattito filosofico che pone il film.

Poi, mentre Ava fa le domande a Caleb, ho realizzato che ogni volta che una donna chiede a un uomo "A cosa stai pensando?" l’uomo perde un giorno di vita. La donna lo sa e lo utilizza per ucciderlo lentamente. È per quello che la vita media della donna è più lunga.
Forse il film voleva dirci questo.
Però ho come l'impressione che questo ragionamento infici un po' la bontà e la serietà della mia recensione (e infatti l'ho scritto lo stesso).
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Edna Von V
Se c'è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata.
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