Emmy Awards 2014 - vincitori e vinti (e grandi assenti)

All'alba dell'ennesima bufala sulla settima stagione di Breaking Bad (perché volete rovinare una cosa bella?), quanto meno il capolavoro di Vince Gillian si porta a casa un altro po' di premi, nonostante anche questi Emmy siano rovinati dalla costante assenza di Tatiana Maslany in fase di nomination e di Utopia.
Sono comunque successe un sacco di cose belle, vediamole insieme:



Manhattan (WGN, pilot)

COS'È: tutti i retroscena (umani e per questo bellissimi) del Manhattan Project.
Niente a che vedere con Woody Allen, mi dispiace.


'Welcome to nowhere'.
È così che un nativo americano accoglie Charlie Isaacs, una delle brillanti menti che il governo ha reclutato e segretamente spostato - insieme alle relative famiglie - in un avamposto dimenticato dal mondo nel deserto di Los Alamos, Nuovo Messico.
All'interno del campus, due squadre si fronteggiano per la costruzione della bomba atomica, in segreto rispetto a tutti, anche le mogli.
Manhattan si occupa proprio di questo: del conflitto morale degli scienziati che hanno lavorato al progetto.
Nella corsa agli armamenti se gli scienziati americani non costruiranno la bomba, lo farà la Germania, e nel frattempo centinaia di soldati americani continuano a morire ogni giorno.
Solo Oppenheimer è un personaggio storico realmente esistito, ma i turbamenti emotivi ed interiori degli altri scienziati sono tremendamente reali.
Selfie (ABC, pilot)

COS'È: la versione piena di hashtag di My Fair Lady.

Emy Pond è rimasta nei cuori di tutti noi Whovians, grazie alla sua bellezza e al suo incantevole accento scozzese.
Con Selfie Karen Gillian torna sui nostri piccoli schermi, priva, però, della sua meravigliosa cadenza.
Eliza Dooley (la versione moderna di Eliza Doolittle) è il tipo di persona che noi tutti abbiamo nella nostra vita e che ci sta abbastanza sul cazzo (a meno di non ESSERE quella persona): una donna ossessionata da followers, like, retweet, favorites, #followme e tutto ciò che riguarda il mondo social.
Tutto bene (sort of...) fino ad un imbarazzante incidente su un volo aziendale che la pone di fronte alla drammatica realtà: il bisogno di trovare amici reali e non followers digitali.
Per questo va da Henry Higenbottam (il sempre fantastico John Cho), un guru del marketing in grado di rebrandizzare tutto, perfino un disastro ambulante come Eliza.
Legends (TNT, pilot)

COS'È: Sean Bean che, avendo qui centordici identità, forse riesce a non schiattare almeno in una.
Forse.

Sulle numerose morti di Sean Bean abbiamo riso tutti, spesso scordandoci che parliamo di un attore davvero in gamba - e non solo nel trapassare.
Legends, però, non appare come una serie tv scritta con estrema cura ed attenzione, nonostante l'idea di base sia buona e semplice.
Seguiamo sin da subito le avventure di Martin Odum, un agente dell'FBI specializzato in azioni sottocopertura.
Martin, nonostante pareri discordanti dei medici (che non dovrebbero essere proprio quelli della mutua, ma si sa che il servizio sanitario americano ha i suoi problemi) in merito al suo servizio, è un vero portento nell'assumere identità altrui, cambiano movenze, accenti, cadenze e altri dettagli tipici della personalità di ognuno.
Con un piccolo espediente viene giustificato il suo claudicante accento americano (Bean è inglese) e tutto sommato il vederlo passare da una 'leggenda' all'altra è divertente e coivolgente.
The Strain (FX, pilot)

COS'È: Guillermo, c'eravamo tanto amati.
Mo' sei arrivato a fare dei B movie brutti in formato seriale.

L'apertura è buona: un aereo atterra senza apparenti problemi.
A parte il piccolo dettaglio che a bordo sono tutti morti.
Terrore, claustrofobia, ambientazione spettrale: l'inizio è un gancio, siamo all'amo.
Un amo che fosse stato un cortometraggio, sarebbe da Oscar.
Purtroppo poi, arrivano i personaggi e i dialoghi e tutto cade a pezzi.
In primo luogo la tensione.
Sì, perché purtroppo il problema di The Strain è proprio questo: per quanto ci provi, proprio non ce la fa a mantenere alta l'attenzione e il brivido.
Le motivazioni sono tante: un po' la sensazione di già visto (sono al terzo episodio e non mi è ancora capitato un twist inaspettato o non telefonato), un po' le inutili sottotrame.
Sì, ok, Goodweather è un uomo tormentato dalla sua vita personale che cade a pezzi.
E quindi?
O è un professionista (e quindi sticazzi dei problemi col figlio, li gestisce con la mano sinistra) oppure non lo è, e allora mi devi spiegare come ha fatto a diventare capo del CDC.
Divergent (Neil Burger, 2014)

COS'È: la dimostrazione che io devo andare in ferie, ma gli sceneggiatori di Hollywood devono cambiare lavoro.

Va bene, lo ammetto: a me Hunger Games è piaciuto.
E parlo sia del primo film, che del secondo film che della saga letteraria.
Penso che se mai avrò una figlia adolescente, le farò leggere Hunger Games, rieditandolo abilmente in modo che il messaggio finale sia: 'O ascolti tua madre o ti faccio sbranare da un gruppo di minorenni che, nella vita, hanno imparato a fare solo una cosa. tipo che o nuotano o sanno arrampicarsi sugli alberi. Quindi abbassa la cresta 'che questa casa non è un albergo: vai a studiare o ti faccio diventare ragù per i meno fortunati'.
Sorvolando momentaneamente sui problemi che ho con la mia figlia immaginaria, probabilmente gli sceneggiatori (e prima di loro, la scrittrice del romanzo) sanno di questa mia lettura di Hunger Games e hanno deciso di banalizzarla ulteriormente.
Ecco quindi come nasce Divergent, film che vieterò categoricamente alla mia prole.
Cosa non si fa per i figli.
no image

Ma te pensa 'sta cretina della Lucarelli che cazzo mi costringe a fare: sto per scrivere un post a favore di Gabriele Muccino.

La polemica è risalita agli onori della cronaca nelle ultime ore (che si sa: finito il mondiale siamo tutti un po' persi...), ma l'argomento non è nuovo: doppiaggio sì o doppiaggio no.
Mr VadoAFareIFillmZInAmmeriga propende per il no, la Lucarelli per il sì.
Quando due pesi massimi della deficienza si scontrano, schierarsi è sempre dura, me ne rendo conto.
Se non fosse che stavolta combatto senza tema nelle fila di Gabry.

Noi contro il doppiaggio, che per anni ci siamo ritrovati in buie stanzette a sussurrare in anticipo i finali di stagione che tutti gli altri dovevano ancora iniziare a vedere, siamo passati dall'essere cool (fregandocene), all'essere snob fino allo step finale: l'essere rinnegati.
Sì, perché ora siccome gli hipster guardano tutto doppiato (perché è una roba brutta come quei cazzo di pantaloni col risvolto o le scarpe da corsa usate come scarpa quotidiana), noi siamo out.
Da cool ad out senza rendercene conto. E seduto a fianco a noi mo' c'è Muccino.
Se non siamo out così...
Head-To-Head: The Terminator VS The Terminator 2: Judgment Day


Non ci crederete ma col post precedente ho perso degli amici: sono riuscita a litigare perché, lì fuori, c'è gente che preferisce Alien.
Gente chiaramente pagata da Ridley Scott.
Siccome ora l'emergenza sembra rientrata, voglio testare nuovamente le mie amicizie e metterle alla prova con l'ennesimo testa a testa (sai che palle andar sempre d'accordo?): quindi, miei piccoli pangoccioli, vogliamo più bene a Schwarzy buono o a Schwarzy cattivo?

Scopriamolo insieme e col fiato sospeso, come se le nostre vite dipendessero da questo:


Finding Carter (MTV, pilot)

COS'È: la dimostrazione definitiva che MTV non passa più musica.
Io, invece, apprendo or ora che esiste ancora MTV (si impara sempre qualcosa di nuovo).

C'era un tempo in cui su MTV facevano una valanga di video fighi (tipo 20 ore al giorno) e giusto un paio di serie tv, principalmente animate (Daria, Celebrity Deathmatch, Beavis & Butthead, Ranma 1/2, ecc).
Poi ci siamo distratti tipo 15 anni ed MTV ha smesso di considerare noi come target e a voler parlare - senza motivo, per altro - a gente nata DOPO il 1989.
Corre voce che ci siano pure dei nati negli anni 2000, ma son quasi sicura sia una leggenda, come il chupacabras o i treni di Trenitalia senza ritardo.
Le serie tv di MTV dicevamo: proprio perché il target è una merda, il prodotti sono quasi tutti una merda sotto ogni punto di vista (script, fotografia, montaggio).
Roba che io non capisco come non ci si possa addormentare dopo 7 minuti.
Japanese Doctor Who


Sentivo di doverci dedicare un post, ma onestamente non so come commentare.
Why, Who, Why?
Head-To-Head: Alien VS Aliens

[Serviva una nuova rubrica, no?
Quindi inauguriamola alla grande]


Ci sono battaglie che non possono continuare per sempre.
Battaglie controverse, con nobili combattenti da entrambe le parti.
Battaglie che ci tengono svegli notte e giorno e che ci fanno litigare con chi abbiamo di più caro al mondo.
Battaglie che devono giungere ad una fine, per permetterci di andare oltre.
Battaglie che si meriterebbero un posto in tutti i tg e i reality show del mondo e invece si devono accontentare del mio blog.

Come nel caso di Alien VS Aliens, dove il vincitore la spunta davvero di pochissimo.
Vediamo sotto quali punti di vista:


Utopia - i nomi


Sì, ok: io stravedo per questa serie, quindi ci faccio tutti i post che voglio.
Oggi volevo buttare due minuti sui nomi dati ai protagonisti.
[NON LEGGERE SE NON HAI VISTO LE PUNTATE]