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Disconnect (Henry Alex Rubin, 2012)

COS'È: 'nartro film su quanto è brutto e cattivo l'internetZ.
Mobbasta, dai.
A parte questa scelta di tema (che non approvo fino in fondo), il film è meno peggio di quello che sembra.

Un cast impressionante per un film che si snoda su binari già visti e sentiti: il web è il male e il solo modo per uscirne è USCIRNE, disconnettersi.
Il titolo, più che un suggerimento, pare in realtà un imperativo che non prova neanche per un secondo a nascondere la propria posizione.
Mi immagino quindi che per questo film non sia stato messo alcun trailer in rete, non si sia creato un sito e non esistano canali social.
Già.
...
Anche se non dovrebbe, la cosa che mi ha maggiormente infastidito del film (che ho trovato ben girato e per alcuni aspetti perfino ben scritto) è stata proprio questa: se scegli un punto di vista è anche (no, SOPRATTUTTO) perché senti di avere qualcosa da dire che deve assolutamente essere detta.
Side By Side (Christopher Kenneally, 2012)

COS'È: un docufilm sulla rivoluzione digitale, una serie di interviste con contorno di spiegazioni tecniche cinematografiche direttamente dalla bocca di Martin Scorsese, George Lucas, David Lynch, Vittorio Storaro, Danny Boyle, James Cameron, Christopher Nolan, Robert Rodriguez, David Fincher e molti altri. Insieme ai registi, quindi, possiamo ascoltare le testimonianze di molti direttori della fotografia e color editor, i quali non hanno accolto il digitale a braccia aperte.

Come prima cosa vi consiglierei di vederlo perché della fotografia nel cinema non si parla mai abbastanza.
Come seconda cosa, proviamo ad analizzare i vari interventi.
Perché se tanti hanno detto cose giusto e condivisibili, altri - specialmente i DoP - si sono dimostrati molto molto conservatori.
I più parlano di come si sia perso quel 'rapporto di fiducia' tra loro e il regista: prima, infatti, quando il regista chiedeva, si affidava ciecamente alle parole del suo direttore della fotografia che solitamente rispondeva 'fidati, ho tutto qui dentro', picchiettandosi sulla testa.
Holy Motors (Leos Carax, 2012)

COS'È: un capolavoro.

Di cosa parla Holy Motors?
Nice question.
A prenderla dritta, vi posso dire che Holy Motors è la storia di Oscar.
Chi è Oscar?
Oscar è uno che ha degli impegni durante la sua giornata.
Come primo “appuntamento” (film?), Oscar interpreta una vecchia vagabonda con un passato tragico.
Secondo: interpreta un drago in motion capture.
Terzo: è la creatura di Merde, il segmento diretto dallo stesso Carax per Tokyo! (per altro anche l'attore è sempre lo stesso)
Quarto: è un padre di famiglia alle prese con una figlia che tende ad auto-isolarsi.
Quinto: è Alex, un poco di buono che deve vendicarsi di un rivale.
Sesto: è Vogan, un signore anziano che, in punto di morte, dà il suo ultimo addio alla nipote.
Settimo: è un uomo travestito (con una maschera da Uomo Ragno fatta in casa) che deve uccidere un ricco banchiere.
Spoiler?
Ah, vi piacerebbe! il punto è proprio questo: finora non vi ho detto NULLA della trama.

La Leggenda di Kaspar Hauser (Davide Manuli, 2012)

COS'È: la roba migliore che l'Italia abbia prodotto negli ultimi - boh - cinque anni?
Tanto per mettere le cose in prospettiva.

Un personaggio apparentemente senza passato né memoria compare dal nulla.
Per quanto incredibile Kaspar Hauser è esistito veramente: nel 1828 a Norimberga compare un ragazzo trasandato, sui sedic'anni, senza ricordi, storia o precedenti di contatti umani.
Kaspar Hauser conosce solo il suo nome, ha un'anima pura come i suoi piedi (soffici come quelli di un neonato) ed ha vissuto tutta la sua vita in una cella, senza percezione degli altri, del sé o della terza dimensione.
Letteralmente un alieno sulla terra.
E Davide Manuli prende questa descrizione alla lettera, trasportando la misteriosa storia del misterioso ragazzo in un mondo più moderno, ma fatto di archetipi: il Pusher, lo Sceriffo, la Granduchessa, la Veggente, il Drago e il Prete.

Le Streghe di Salem (Rob Zombie, 2012)

COS'È: il primo film horror ecofriendly, montato usando tutti gli scarti dei j-horror mai creati.
I peggiori scarti.
(se vi chiedete perché lo recensisco ora è perché ultimamente stavo dando solo voti belli e non mi sentivo più me stessa).

Fare un bel film horror è molto più difficile che fare un bel film di qualunque altro genere: il passo tra 'horror' e ridicolo è brevissimo e ci vuole davvero poco per farlo.
Basta un minimo di ambizione.
E nonostante la discreta esperienza (La Casa Del Diavolo era oggettivamente un ottimo film), Rob questa volta se ne esce con una sceneggiatura abbozzata, scontata ed estremamente noiosa, toccando nuove punte di imbarazzo agli occhi di chi è un minimo avvezzo al genere.
Lord of Salem è un film che vorrebbe essere rigoroso, austero e giocato tutto sulla tensione, ma poi finisce ci sono i mostri nascosti negli angoli a fare "buh" allo spettatore.
Robe da facepalm totale.

Hitchcock (Sacha Gervasi, 2012)

COS'È: il secondo semi-biopic su uno dei migliori registi che abbiano mai calpestato suolo terrestre.
Il primo era The Girl e parlava del rapporto di Alfred con Tippi Hadren (se vi devo spiegare chi è ANDATE VIA); qui invece tutto ruota attorno al rapporto con un'altra donna: la sua ghostwriter.
Il suo braccio destro.
Che accidentalmente era anche sua moglie.

Parlare di questo film che tratta di una figura così forte è sempre complicato: si corre il rischio di confondere il carisma di Hitchcock per il lavoro di Gervasi.
Ma non basta un personaggio incredibile per fare un film all'altezza, anzi: A Week With Marilyn ce lo ricorda molto bene.
Quindi prima di sperticarmi in lodi per Hitch, parto con gli aspetti più lacunosi del film:
Il lato positivo - Silver Linings Playbook (David O. Russell, 2012)

COS'È: il film che è valso a Jennifer Lawrence un Oscar e una tranvata in faccia cadendo sulle scale del palco per ritirare la statuetta.
Considerando che sia Bradley Cooper che Hugh Jackman si sono prodigati per raccoglierla, vien da pensare che forse tanto scema ed impacciata non è.

Tanto per me resti Katniss, mettitela via.


Quante volte (su questo blog, poi, non si contano) giudichiamo un film dalla bravura o dall'incompetenza degli attori?
In entrambi i casi, spesso, a pagarne il prezzo è proprio la pellicola, che o viene maltrattata perché ospita attori cani (e qui, se ne contavano ben due e vi lascio indovinare a chi mi riferisco) oppure viene offuscata dall'interpretazione magistrale di alcuni personaggi.
Questa volta O. Russell si ritrova a dirigere una stratosferica Jennifer Lawrence senza farci dimenticare quanto lui sia un regista di grande, grandissimo talento.
Les Revenants (pilot, Canal+)

COS'È: la serie tv che ho iniziato a guardare solo perché la colonna sonora è dei Mogway e che ho divorato in pochissimo tempo per la sua meravigliosità.
Sì, fanno pure la seconda serie. Bravi francesi.
Tra un anno. Cattivi francesi.

Il teaser era molto chiaro: gente che torna dall'oltretomba e OST dei Mogway.
Per un attimo mi sono sentita capita ma la delusione di The Walking Dead è ancora troppo recente per non bruciare.
Invece Les Revenants (che sull'onda di #LesMis potrei chiamare #LesRev perché mi pesa il culo e ho paura di sbagliarlo) è ottimo prodotto che va ben oltre le più rosee aspettative.
Mi par di aver capito che in patria sia stavo venduto come il nuovo Twin Peaks e capiamoci subito: non lo è, ma non è neanche così azzardato come paragone.
Rileggete pure la frase: sì, l'ho scritto e lo penso davvero. Con le dovute misure, ovviamente.
Les Misérables (Tom Hooper, 2012)

COS'È: il film-musical tratto dal capolavoro di Hugo e candidato a  8 premi Oscar, tra cui miglior film.

Come si fa un film tratto non solo da un musical, ma da uno dei musical più popolari della storia, senza prendere una tranvata in faccia?
Beh, ti devi inventare qualcosa di grosso per convincere sia quelli che i musical li odiano (c'è anche di questa gente ed è a piede libero, ve lo giuro) sia quelli che a teatro si sono innamorati perdutamente dell'opera di Claude-Michel Schönberg.
Tom Hooper, che ci ha incantati non molto tempo fa con Il Discorso Del Re, trova la chiave di volta: registrare gli attori in presa diretta, senza l'aiutino, quindi, della post-produzione.
Una pratica adottata poche volte ma che premia l'audacia del regista britannico il quale ci rende partecipi di vibranti interpretazioni a discapito dell'accuratezza canora.
Per dirla in altre parole, bravi tutti, ma Russel Crowe è espressivo e flessibile come un tronco.
Django Unchained (Quentin Tarantino, 2012)

COS'È: il film che ho provato ad evitare di recensire per così tanto tempo che ormai non posso più scrivere a nessuno senza che mi venga chiesto "oh, la rece di Django Unchained?".
L'avete voluta voi, l'avete.

Come si recensisce un film così, ovvero un'opera che vorrebbe essere remake se non omaggio di un'altra?
Beh, sia paragonandola con l'originale a livello di significati, trama ed innovazione stilistica, sia valutandola in maniera indipendente.
Ed incredibile a dirsi, ma Tarantino riesce a portarsi a casa un bel 4 in entrambi gli aspetti.

Partiamo dal parallelismo con l'opera di Corbucci.
Di questo film colpiscono sostanzialmente due aspetti: la genialità della mitragliatrice nella bara (io amo il trash duro e puro, lo sapete, non dite niente) e il finale che ho intenzione di dire qui, a chiare lettere, perché il primo che mi parla di spoiler in un film del '66 verrà scorticato vivo e trasformato in una pelliccetta che userò per superare questo rigido inverno.
Pronti?
Cloud Atlas (Wachowski e Tykwer, 2012)

COS'È: l'ennesimo film tranquillamente inseribile nell'ormai troppo ricco filone del "fiasco eccelso".

La compagnia è più che ottima: Avatar, J. Edgar, qualcuno (non io) ci aggiungerebbe The Tree Of Life, qualcun altro (io) Vita Di Pi.
Le caratteristiche sono presto dette: budget stratosferico, VFX o trucco quasi impeccabili, vuoto pneumatico o evidenti lacune a livello di trama.
Cloud Atlas li raggruppa tutti.
La prima cosa che viene in mente, finito il film,  è che i fratelli Wachoski volevano prenderci per il culo, così, da burloni quali sono.
Perché dopo i due scandalosi sequel di Matrix nessuna persona sana di mente si prenderebbe ancora sul serio.
Quanto meno vista la bufera sui presunti plagi (sì, piccoli amici, già dal nostro amato Matrix) che accompagna i due registi sin dai loro primi passi dietro la macchina da presa.
La seconda cosa che viene in mente, se ci si ragiona sopra un minuto in più, è che qui non si è manco fatto un piccolo sforzo per provare a mascherare il vuoto al cuore della sceneggiatura.
Transporter: The Series (pilot, Cinemax)

COS'È: la serie d'azione franco-canadese basata sull'omonima trilogia cinematografica creata da Luc Besson e Robert Mark Kamen.
Lo so, non sembra neanche una frase vera visto l'ossimoro iniziare (action franco-canadese, ma LOL), e invece.

Per chi ha visto i tre film, la trama non è nuova; per gli altri la riassumo in breve: Frank Martin è un transporter, ovvero un corriere/autista in grado di portare ovunque qualsiasi persona o cosa senza far domande, senza referenze, senza nomi.
Il pilot parte molto bene, lanciandoci immediatamente e senza spiegazioni nella "quotidianità" di Frank: prima dello stacco della sigla (per altro, forse la più brutta mai creata) ci vengono presentati un problema in merito alla quantità di persone di cui si deve far carico, un inseguimento mozzafiato, l'acume e la scaltrezza del protagonista nel mimetizzare la propria auto, il rapporto d'amore e odio con il capo della polizia e il sangue freddo di Frank.
Il tutto in tipo 5 minuti.
Se il resto della serie è così, è una bomba.
Ralph Spaccatutto (Rich Moore, 2012)

COS'È: il 52simo film Disney che pare aver acquisito il lato buono della Pixar. Finalmente.

Ralph Spaccatutto è un film fatto di citazioni su molteplici livelli: ci sono le chiare citazioni in merito ai videogiochi (e vi invito a trovarle tutte) e poi ci sono omaggi ad altri film, come Toy Story e Tron.
La storia non spicca per originalità, ma ormai lo sappiamo: non si giudica un film dalla trama in senso stretto.
Ralph sceglie un mondo ben preciso - esattamente come aveva fatto Toy Story - e sceglie di sottoporre i protagonisti a delle sfide che devono superare mantenendo coerenza e linearità con l'ambientazione che invece presupporrebbe una strettissima correlazione causa-effetto, caratteristica dei videogames.
E il film, questo, lo fa alla perfezione, divertendo i più piccoli con gare al cardiopalma e momenti sparatutto e i più grandi - soprattutto quelli tra i 20 e i 35 anni - riportando sul grande schermo i videogiochi che tanto hanno amato da giovani (sì, mi sto dando della vecchia).
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Fanno tutti le classifiche di fine anno, e chi sono io, la figlia della serva?

In rigoroso ordine sparso e con una numerica random, come agli Oscar:

- AVENGERS (Joss Wheadon): il grosso giocattolone Marvel-Disney è sicuramente uno dei titoli più interessanti dell'anno. Poteva essere una puttanata stellare e invece regge. Incredibilmente bene, per altro.
E sì, ovviamente Chris e Tom hanno aiutato a far entrare il film in questa prestigiosissima classifica.
Colgo l'occasione per ricordare che Joss ci sarebbe stato anche nella classifica del 2011 (se questo blog fosse esistito) con The Cabin in the Woods.
Anche qui, la presenza di Chris potrebbe aver giocato a favore (ma anche no: è un film strepitoso).

- MOONRISE KINGDOM (Wes Anderson): sì, continuerò a citarlo finché TUTTI non l'avrete visto.
La recensione la trovate qui e potrei ripeterlo all'infinito: assolutamente film dell'anno, per me.
Perfetto, senza cali o sbavature e soprattutto con un cast pazzesco relegato a fare i comprimari a due ragazzini sconosciuti ma impeccabili.
Solo Lui poteva farlo e l'ha fatto.
Grazie.
Premium Rush (David Koepp, 2012)

COS'È: la versione su due ruote fixed di Fast&Furious che doveva uscire qualche giorno fa se Warner non avesse cambiato idea.
Alla fine, se ne riparla a gennaio direttamente in homevideo con un titolo che diodelcielo non ho intenzione di riportare qui.

L'avventurosa vita di un pony express su bici fissa per le affollate e trafficatissime strade di NYC.
Lo so, lo so, detta così non sembra proprio il film più emozionante dell'anno.
E no, non lo è, ma di sicuro è molto più avvincente di quanto non sembri a prima vista.
Un progetto un po' troppo di settore, che però riesce ad affascinare una nicchia ben precisa di fan duri e puri come chiunque abbia un minima esperienza di bici in una città trafficata.
È un inseguimento mozzafiato per le strade di Manhattan, una corsa contro il tempo che si svolge al limite di portiere aperte senza attenzione, taxi selvaggi e pedoni disattenti e onnipresenti.
Le 5 Leggende (Peter Ramsey, 2012)

COS'È: l'animazione DreamWorks di questo Natale che doveva essere la superfavorita agli Oscar, poi il film uscito e non è che son stati tutti convintissimi. Senza motivo, per altro, perché è un film ben riuscito.

Se fino a qualche annetto fa sulla DreamWorks non c'era molto da dire, ora è ben più difficile: se da un lato non possiamo dimenticare dei lavori deprecabili come Shrek, Kung Fu Panda e Madagascar, dall'altro vanno citati gli ottimi Dragon Trainer, Puss In Boots e tutte le cose in co-produzione con la Aardman.
Detto questo dove si colloca Rise Of The Guardians?
Direi a metà, ma per molti aspetti più vicino a lavori positivi che a quelli pessimi.
In primissimo luogo per i VFX: animazioni ben realizzate sia che si tratti dei character principali, sia per quanto riguarda gli ambienti.
Che il mondo dell'irreale si presti particolarmente ad un utilizzo creativo degli effetti speciali non è una grande novità, ma sotto questo punto di vista DreamWorks sta reggendo ottimamente il passo di Pixar, frase che fino a qualche anno fa mai avrei pensato di dire nel pieno delle mie facoltà mentali.
Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato (Peter Jackson, 2012)

COS'È: mi rifiuto di spiegarvelo. Siete su un blog che si chiama THE FORCE OF HOBBIT, cristo, un po' di buon senso.

Gilbert Keith Chesterton diceva che "Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi."
Lo Hobbit è esattamente questo: una fiaba per bambini - con tanto di drago - intrisa di buoni propositi.
Lo era il libro e lo è il film.
Troppo.
Sì, perché le tre ore di film partono decisamente male, tra eccessivi e per nulla coinvolgenti spiegoni e scenette al limite della macchietta.
Certo, il libro è chiaramente un racconto per bimbi, non è un mistero (quindi chi non sa questo piccolo dettaglio resterà MOLTO deluso se si aspetta qualcosa di epico come LOTR), ma il primo tempo calca troppo la mano sfiorando più di una volta la noia o la stucchevolezza.
7 Psicopatici (Martin McDonagh, 2012)

COS'È: il secondo film del commediografo irlandese Martin McDonagh, e se avete visto In Bruges sapete che non ci sarebbe altro da dire.
Per tutti gli altri sì, va bene, recensisco il film.

Ci sono film che provano in tutti i modi ad essere seri e realistici, ma che per diverse ragioni (a volte un regista incapace, altre uno sceneggiatore che non ha finito le medie, altre ancora degli attori cani, più spesso tutte e tre insieme) non ce la fanno.
Altri, invece, si muovo sui binari dell'assurdo in una cornice reale e per quanto il nostro vicino di posto al cinema continui a ripetere che no, dai, cazzo, non ha senso, che film di merda mi hai portato a vedere, ti ho detto che dovevamo venire a vedere quello con De Luigi, noi, nel nostro intimo, sappiamo che invece è tutto fattibile.
Ok, probabilmente non abbiamo amici mafiosi o serial killer, ma di sicuro, a raccontare le nostre storie personali, un bel po' di gente non crederebbe ad una parola.

Looper (Rian Johnson, 2012)

COS'È: il film su cui è stato detto di tutto e di più ("il nuovo Matrix", "il miglior film di fantascienza dopo Moon", "non l'ho capito ma voglio dire la mia") procurando immotivata hype o ingiustificato odio.
Alla fine, invece, nonostante i difetti, è un bel film.

In un futuro in cui esistono i viaggi nel tempo, la mafia utilizza questa tecnologia proibita per eliminare la gente poco simpatica (la mafia ha gusti difficili, si sa).
Qui troviamo subito il primo motivo per cui ringraziare Rian Johnson: finalmente non ci viene presentato un futuro idilliaco, perfettamente organizzato, in cui tutto è bianco, funzionale e volante.
Anzi. Non solo c'è ancora la mafia, non solo è un futuro molto simile al nostro presente per aspetto esteriore, ma lo è anche dal punto di vista socio-economico. Lo sa bene Joe Simmons/Bruce Willis che consiglia a Joe Simmons/Joseph Gordon-Levitt di lasciar perdere il francese e di concentrarsi sul cinese.
Me and Mrs Jones (pilot, BBC One)

COS'È: la nuova serie tv inglese che riporta sul piccolo schermo Robert Sheehan di Misfits, che se non conoscete siete pregati di recuperare all'istante, interrompendo anche la lettura di questa recensione.
Davvero, andate. Io aspetto.

Bon.
Me and Mrs Jones, per farla breve, è praticamente Bridget Jones in versione inglese e MILF.
Gemma, infatti, è una madre single con due gemelle pre-adolescenti e un figlio più grande in giro per il mondo.
Quando decide, alla faccia del suo ex, di uscire con il papà più carino tra quelli della scuola delle figlie, si ritrova in casa anche Billy, nuovo amico di Alfie, rientrato in anticipo dal suo tour attorno al globo.
Inutile a dirsi che Billy è Robert Sheehan a cui nessuna di noi negherebbe un appuntamento, figurarsi una madre single.