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Monografia: Il cinema di David Fincher (seconda parte)

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[prima parte]

E riprendiamo il mio sproloquio su Fincher, in particolare su cosa rende uniche le sue composizioni, i posizionamenti della camera e i movimenti; nulla è mai fatto a caso e tutto è pensato per creare drammaticità o tensione.
Quanti riescono a fare quello che fa lui?
Non molti a mio avviso.
Poi sì, non è che tutti i suoi film siano dei capolavori (di chi possiamo dirlo, in fondo?), ma girare gira benissimo, dobbiamo ammetterlo.

Per usare le sue parole:
Some people go to the movies to be reminded that everything's okay. I don't make those kinds of movies. 
E meno male, grazie David, almeno tu.
Dov'ero arrivata?
Ah, sì
Monografia: Il cinema di David Fincher (prima parte)

[E iniziamo l'anno con una botta di positività e perché mi va di parlare di uno dei registi che stimo di più]

L'essere umano è un enigma in primo luogo per se stesso e questo principio è solidamente alla base della filmografia di David Fincher: tra ombre e segreti, ogni relazione che intraprendono i suoi personaggi è costellata di bugie e perversione.

Fincher è conosciuto tra gli addetti ai lavori come un regista meticolosissimo, in grado di pretendere di girare una singola scena più di 50 volte per avere più opzioni in fase di montaggio.
Come molti altri, ha iniziato a dirigere video musicali e spot pubblicitari per Propaganda Films (esattamente come Michael Bay, Michel Gondry, Spike Jonze e Zack Snyder) ma ora è riconosciuto come uno dei moderni autori americani.

Prendendo spunto da Hitchcock, Fincher approfondisce la suspense che deriva dalle ombre. I suoi film sono visivamente cupi e riflettono, così, i personaggi che ritraggono, i quali mascherano sempre qualche segreto o perversione. In pratica prende lo stile noir e lo adatta a drammi e thriller, rendendoli un successo (quasi sempre).

Questo post-spiega-listona si propone di rendere omaggio a un regista in grado di applicare la sua lucidità misantropa a qualunque racconto.